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Top Era: Parmigiano Reggiano e Vini della Valpolicella, Quality Heritage of Europe.

Da Signorvino Roma un percorso tra stagionature estreme di Parmigiano Reggiano DOP e grandi vini della Valpolicella per raccontare il valore del tempo nelle eccellenze italiane.

È questo il filo conduttore dell’evento che si è svolto il 9 giugno 2026 presso Signorvino Roma, nel cuore del centro storico della Capitale, dedicato all’incontro tra due autentiche eccellenze del patrimonio agroalimentare italiano: i Vini della Valpolicella e il Parmigiano Reggiano DOP.

La location non poteva essere più significativa. Signorvino, nato nel 2012 da un’idea di Sandro Veronesi proprio a Verona, rappresenta oggi uno dei più importanti punti di riferimento per la divulgazione della cultura del vino italiano. Un format che ha saputo coniugare enoteca, ristorazione e racconto dei territori, rendendo il vino accessibile a un pubblico sempre più ampio senza rinunciare alla qualità.

Ad accompagnare il pubblico in questo viaggio sensoriale sono stati Adua Villa, giornalista e sommelier, e Alessandro Stocchi, battitore esperto del Consorzio del Parmigiano Reggiano.

Il vino che cambia con i consumatori

Nel corso della presentazione Adua Villa ha offerto una riflessione sul momento che sta vivendo il settore vitivinicolo: «Oggi non si beve meno, ma si beve in maniera diversa. Il cambiamento è un fenomeno attuale che sta influenzando le vendite dei vini. I giovani sono più orientati a vini con una gradazione alcolica inferiore e a scelte che oggi vengono definite healthy». Una tendenza che trova riscontro anche nelle strategie produttive delle aziende della Valpolicella, sempre più orientate verso vini caratterizzati da maggiore precisione aromatica, freschezza e bevibilità, senza rinunciare all’identità territoriale.

Il valore del tempo nel Parmigiano Reggiano

Se il vino racconta l’evoluzione del gusto contemporaneo, il Parmigiano Reggiano racconta il valore della tradizione e della pazienza. Alessandro Stocchi ha illustrato il ruolo fondamentale del Consorzio del Parmigiano Reggiano, nato nel 1934 per tutelare uno dei prodotti simbolo del Made in Italy. Un patrimonio che oggi deve confrontarsi con il fenomeno della contraffazione internazionale. Il Parmigiano Reggiano è infatti tra i prodotti più imitati al mondo. Numerose produzioni estere utilizzano denominazioni evocative come “Parmesan”, generando un mercato parallelo che sottrae valore alla DOP italiana. A tutela dell’autenticità operano i battitori del Consorzio: attualmente sono soltanto ventiquattro e controllano ogni anno circa quattro milioni di forme. Affascinante il racconto del martello del battitore, uno strumento in metallo forgiato oltre un secolo fa che non viene acquistato ma tramandato di generazione in generazione, custodendo un forte valore simbolico oltre che professionale.

Tre stagionature, tre personalità

La degustazione ha permesso di comprendere come il tempo trasformi profondamente il Parmigiano Reggiano.

Il campione di 30 mesi si è presentato con un colore giallo paglierino tenue e una tessitura ancora morbida e pastosa. Al naso emergono note lattiche, di panna e burro fuso, accompagnate da delicati richiami vegetali. In bocca prevalgono equilibrio e dolcezza, sostenuti da una sapidità elegante.

Con il 48 mesi il profilo diventa più intenso e articolato. I cristalli di tirosina si fanno più evidenti e il bouquet si arricchisce di fieno, erba secca, frutta secca, spezie e sfumature umami che ricordano il brodo di carne. L’assaggio è più persistente, complesso e caratterizzato da piacevoli sensazioni di nocciola.

Il 90 mesi rappresenta la massima espressione dell’evoluzione. La struttura è compatta e granulosa, i cristalli sono numerosi e ben percepibili. I profumi richiamano il fieno e lo yogurt, mentre il gusto offre una profondità aromatica sorprendente che testimonia la straordinaria capacità di questo formaggio di attraversare il tempo.

Un viaggio nella Valpolicella

Dal Parmigiano Reggiano il percorso si è spostato tra le colline veronesi grazie ai vini presentati dal Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella, fondato nel 1924 e custode di una delle denominazioni più prestigiose d’Italia.

La degustazione ha offerto una panoramica completa delle diverse anime del territorio.

Il Valpolicella DOC 2024 di Sabaini ha aperto il percorso con uno stile agile e verticale, caratterizzato da note di arancia sanguinella, piccoli frutti rossi e spezie leggere, chiudendo su eleganti richiami di erbe aromatiche.

Il Valpolicella DOC Classico 2024 di Vantini Luigi e Figli, storica cantina fondata nel 1908, ha mostrato un profilo più ampio e floreale, con agrumi, melograno e una trama tannica morbida e raffinata sostenuta da una piacevole sapidità.

Con il Valpolicella Ripasso Classico Superiore “La Casetta” 2020 di Domìni Veneti il livello di complessità cresce sensibilmente. Sottobosco, humus, pepe nero e ciliegia matura introducono un sorso ricco, dove confettura di ciliegie, cannella e chiodi di garofano costruiscono una trama aromatica avvolgente.

Più austero e territoriale il Valpolicella Ripasso Classico Superiore “Zane” 2020 di Boscaini Carlo, dominato da note balsamiche, speziate e ferrose. Un vino di grande personalità, giocato più sulla tensione gustativa che sulla morbidezza.

A chiudere il viaggio è stato l’Amarone della Valpolicella Classico DOCG “Centenarie” 2015 di Tenuta Villa Bellini, prodotto biologico proveniente da una conduzione familiare. Un vino elegante e profondo, capace di coniugare ricchezza aromatica, complessità e straordinaria bevibilità. Frutto maturo, spezie e persistenza si fondono in un equilibrio che rende quasi impercettibile la pur importante componente alcolica.

Quando il tempo diventa armonia

L’aspetto più affascinante della degustazione è stato osservare come due prodotti apparentemente lontani condividano la stessa filosofia produttiva: il tempo come valore.

Le tre stagionature del Parmigiano Reggiano e le diverse espressioni della Valpolicella hanno dimostrato come l’attesa, la cura artigianale e il rispetto del territorio possano trasformarsi in identità ed emozione.

La conclusione dell’evento ha celebrato perfettamente questa sintesi gastronomica: tortellini preparati dalla cucina di Signorvino, serviti con una cremosa salsa al Parmigiano Reggiano e accompagnati dai vini della Valpolicella. Un finale che ha saputo raccontare, in un solo piatto, il dialogo virtuoso tra due simboli dell’eccellenza italiana.

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