Written by 11:16 am Wine

Il vino che non doveva nascere (e invece ha cambiato idea a tutti)

Da un “no” iniziale di Ermenegildo Giusti a un debutto a Vinitaly 2026: “Gabriele” è il Manzoni Bianco che racconta una famiglia, ma soprattutto una svolta.

C’è una cosa interessante nei vini davvero riusciti: spesso partono male. O meglio, partono controvoglia. “Gabriele”, il nuovo Manzoni Bianco Asolo Montello Doc di Giusti Wine, nasce così. Non da un piano perfetto, ma da un dubbio. Da una resistenza. Da un “non sono sicuro che funzioni”.

E già questo lo rende diverso. Diciamolo così: il miglior vino è spesso quello che rischiava di non esistere. E qui il punto è proprio questo. Il Montello, per una volta, si libera da certi complessi e smette di spiegarsi. Il talento giovane, invece, non chiede spazio, se lo prende, con naturalezza. E quella parola abusata, “sinergia”, improvvisamente trova un senso concreto.

Non doveva succedere

“Non volevo farlo”. Lo dice senza giri di parole Ermenegildo Giusti. Troppo rischioso. Troppo difficile da spiegare fuori. Troppo lontano da quello che il mercato si aspetta da quel territorio. Poi però succede sempre la stessa cosa: il vino parla. E quando lo fa bene, cambia le gerarchie. Anche in famiglia.  Tecnicamente è un Incrocio Manzoni in purezza. Ma fermarsi qui è perdere il pezzo interessante. Perché “Gabriele” è un vino che sembra avere una intenzione chiara: nel bicchiere è preciso, teso, elegante senza diventare didascalico. Frutta gialla, fiori, erbe aromatiche. Poi quella chiusura minerale, quasi polverosa, che rimette tutto in ordine. Non cerca di piacere a tutti. E probabilmente è proprio per questo che funziona.

L’ingresso (senza bussare)

Gabriele Zanatta torna in azienda. Elo fa con qualcosa in mano: non un ruolo, non un titolo, ma con un vino. Cresciuto tra quei filari, formato fuori, rientra con una visione che non è nostalgia e non è rottura. È una terza via: continuità attiva. Il fatto che lo zio abbia deciso di dare il suo nome a questa etichetta dice molto più di qualsiasi organigramma.

La sintergyewing (quella vera)

Chiamiamola “sintergyewing”, anche se suona come una parola inventata in una riunione troppo lunga.

Ma qui funziona davvero. È uno zio che cambia idea davanti a un assaggio. È un nipote che insiste, ma con intelligenza. È un team che tiene insieme tutto senza fare rumore. Con Mirco Pozzobon e la regia elegante di Graziana Grassini, il risultato non è un compromesso. È un equilibrio. E l’equilibrio, quando è autentico, si sente. In etichetta c’è una beccaccia. Simbolo del territorio, perfetto. Ma il punto non è il volatile, è il movimento. Il fatto che sia pronta a volare. Che non stia ferma a rappresentare qualcosa, ma a spostarsi. Esattamente come questo vino. “Gabriele” ha debuttato a Vinitaly. Prezzo accessibile, racconto solido, posizionamento chiaro. Ma la vera notizia non è questa. La vera notizia è che, in un settore dove tutto tende a ripetersi, qualcuno ha deciso di fidarsi di un’idea che all’inizio non convinceva. E – cosa rara – sta avendo ragione.

Le radici e il progetto

Giusti Wine nasce dalla visione di Ermenegildo Giusti, originario del Montello ed emigrato giovanissimo in Canada, dove costruisce il proprio successo imprenditoriale. Nei primi anni Duemila decide di tornare alle origini investendo nel territorio natio con un obiettivo chiaro: valorizzare un’area ancora poco raccontata ma ricca di identità.

Oggi l’azienda si sviluppa tra Montello e Colli Asolani, con undici tenute e una produzione che spazia dall’Asolo Prosecco DOCG ai rossi bordolesi del Montello, fino al recupero di varietà autoctone come la Recantina. Un progetto che tiene insieme visione internazionale e radicamento locale, con il vino come principale strumento di racconto.

Territorio, squadra e visione

Accanto al fondatore opera oggi il nipote Gabriele Zanatta, cresciuto tra i vigneti aziendali e oggi protagonista dell’evoluzione tecnica insieme all’enologo Mirco Pozzobon, sotto la consulenza di Graziana Grassini. La cantina, progettata dall’architetto Armando Guizzo e inaugurata nel 2020, è in gran parte ipogea e concepita per integrarsi nel paesaggio del Montello, territorio caratterizzato da suoli

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