Roma ha un talento speciale: quello di trasformare ogni evento in una scenografia. E quando il vino incontra la moda, l’arte e il fascino discreto delle sue strade più eleganti, il risultato assume i contorni di un’esperienza capace di coinvolgere tutti i sensi. È accaduto dal 13 al 17 maggio con la quarta edizione di Rose Rosé, la manifestazione ideata da Andrea Amoruso Manzari e organizzata dall’Associazione Matrix e da MKTG Advisor, che ha trasformato Via Borgognona in un raffinato percorso dedicato al mondo dei vini rosati.
Passeggiando lungo la celebre strada del lusso romano, si aveva la sensazione che il tempo scorresse con un ritmo diverso. Le vetrine delle boutique non erano più semplici spazi commerciali, ma luoghi di incontro e di racconto. Il rosa, colore simbolo dell’evento, avvolgeva la via in un’atmosfera sospesa tra eleganza e leggerezza, mentre il profumo delle rose dialogava con quello dei calici appena versati.

Al centro della manifestazione c’era lui, il Cerasuolo d’Abruzzo, protagonista assoluto di un racconto che parla di identità territoriale e modernità. Prima DOC italiana dedicata esclusivamente ai vini rosati, secondo il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo il Cerasuolo continua a vivere una stagione di crescente interesse grazie alla sua capacità di coniugare freschezza, carattere e straordinaria versatilità gastronomica.

La presenza del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo come partner esclusivo dell’iniziativa ha permesso ai visitatori di esplorare le diverse interpretazioni di questo vino attraverso le etichette di diciotto aziende: Fontefico, Fattoria Nicodemi, Mastrangelo, Ciavolich, Talamonti, Cantina Dazio, Torre Zambra, Marramiero, Guardiano Farchione, Barone Cornacchia, Citra, Casal Thaulero, Valle Martello, Colle Moro, Tenuta I Fauri, Biagi, Terre d’Erce e Tenuta Terraviva.
“La partecipazione a Rose Rosé rappresenta un’occasione importante per raccontare il Cerasuolo d’Abruzzo in uno dei contesti più prestigiosi e contemporanei del Paese”, ha sottolineato Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo. Un vino che oggi interpreta perfettamente un nuovo modo di vivere il consumo: autentico, conviviale e internazionale.
Tra i momenti più significativi della manifestazione spicca il Wine Tasting ospitato nelle eleganti sale del St. Regis Rome. Qui, il 13 maggio, l’atmosfera ovattata di uno degli hotel più iconici della capitale ha accolto produttori, operatori e appassionati in una degustazione che ha saputo mettere in evidenza le molteplici sfumature del rosato italiano.

Ma è stata soprattutto la giornata del 14 maggio a rappresentare l’anima più scenografica di Rose Rosé. Via Borgognona, già impreziosita dagli allestimenti floreali realizzati da Flover, si è trasformata in un itinerario diffuso di degustazione e scoperta. Boutique come Alysi, Carolina Herrera, Eddy Monetti, Forte_Forte, Gianvito Rossi, Il Bisonte, L’Equilibriste, Marina Rinaldi, Dondup e il Ristorante Nino hanno aperto le proprie porte ai visitatori, offrendo un percorso multisensoriale guidato da sommelier professionisti.
In ogni tappa il vino diventava un linguaggio capace di dialogare con la moda, con il design e con l’architettura degli spazi. Un modo innovativo di vivere il retail, dove il valore dell’esperienza supera quello del semplice acquisto e trasforma il visitatore in protagonista.
A rendere ancora più interessante il percorso è stato il contributo dell’arte contemporanea. Le opere di Elisabetta Serena di Lapigio hanno accompagnato il pubblico tra le sale del St. Regis Rome, la Sala del Cinghiale del Ristorante Nino dal 1934 e alcune delle boutique coinvolte, creando un dialogo continuo tra estetica, percezione e narrazione.
È proprio questa contaminazione tra mondi apparentemente diversi a rappresentare la cifra distintiva di Rose Rosé. Andrea Amoruso Manzari lo ha spiegato con chiarezza: il lusso contemporaneo non si limita più al prodotto, ma si costruisce attraverso il contesto e la relazione. Le boutique diventano spazi culturali temporanei, le opere attivano gli ambienti, il pubblico smette di essere soltanto cliente e diventa visitatore.
Osservando il successo della manifestazione, appare evidente come il vino stia assumendo un ruolo sempre più centrale nei linguaggi della contemporaneità. Non più soltanto oggetto di degustazione, ma strumento di connessione tra persone, territori e forme espressive differenti.
Rose Rosé ha raccontato tutto questo con leggerezza e raffinatezza, dimostrando come un calice di Cerasuolo d’Abruzzo possa dialogare con l’alta moda, l’arte contemporanea e il lifestyle internazionale senza perdere la propria autenticità. Un messaggio che trova nella città di Roma una cornice ideale e che conferma il crescente fascino dei rosati italiani nel panorama enologico mondiale.
Un particolare ringraziamento a Licia Gargiulo e Serena Scarpel.

