Roma e l’Alta Langa sembrano ormai aver trovato un linguaggio comune. Un dialogo fatto di eleganza, profondità e identità territoriale che, anno dopo anno, si rafforza. La conferma è arrivata con la terza edizione di Alta Langa Roma, andata in scena lunedì 11 maggio negli spazi suggestivi di Palazzo Brancaccio, dove oltre 700 operatori del settore e giornalisti hanno affollato le sale dello Spazio Field per conoscere da vicino una delle denominazioni più dinamiche del panorama spumantistico italiano.



L’atmosfera era quella delle grandi occasioni. Quarantasette produttori presenti, 115 cuvée in degustazione tra Brut, Extra Brut, Pas Dosé, Rosé e Riserve, tre masterclass sold out guidate da Marco Reitano, sommelier de La Pergola. Numeri importanti che raccontano il crescente interesse verso l’Alta Langa DOCG, ma che da soli non bastano a spiegare il successo della manifestazione.
Passeggiando tra i banchi d’assaggio si percepiva chiaramente come il Metodo Classico piemontese abbia ormai conquistato una propria autorevolezza. Non più una semplice alternativa, ma una categoria con una personalità definita, capace di esprimere le sfumature delle colline alte tra Langhe, Roero e Monferrato attraverso il lungo affinamento sui lieviti e una sorprendente capacità di interpretare Chardonnay e Pinot Nero.
Come ha sottolineato il presidente del Consorzio Alta Langa, Giovanni Minetti, la partecipazione sempre più numerosa delle aziende testimonia l’orgoglio dei produttori nel raccontare un vino che sta ricevendo attenzione e riconoscimenti crescenti. Un percorso che il Consorzio sta costruendo con costanza nella Capitale sin dal 2023 e che oggi appare più solido che mai.
Tra una degustazione e l’altra, lo sguardo si è posato anche sulla versatilità dell’Alta Langa nel mondo della mixology. Christian Comparone, Bar Manager del Baylon Cocktail Bar & Bistrot, ha presentato il “Torino Royal”, un cocktail che unisce Alta Langa DOCG, Vermouth di Torino IGP, Rosolio di Torino e liquore alla nocciola. Un esercizio riuscito di equilibrio tra tradizione piemontese e contemporaneità, capace di valorizzare la freschezza e la verticalità del Metodo Classico.

I miei assaggi
Tra le numerose etichette degustate, alcune hanno lasciato un ricordo particolarmente nitido.




Colombo, mi ha colpito l’Alta Langa DOCG Blanc de Blancs Millesimato 2022, Chardonnay in purezza affinato 30 mesi sui lieviti. Un Extra Brut dalla trama elegante, fresco e teso, caratterizzato da sentori di fiori bianchi e agrumi, accompagnati da una delicata nota di pane appena sfornato e da una piacevole chiusura ammandorlata.
Interessante anche il nuovo Alta Langa DOCG Blanc de Noirs Millesimato 2022, presentato per la prima volta quest’anno. Pinot Nero in purezza e 36 mesi sui lieviti per una lettura più ampia e strutturata della denominazione, dove il frutto dialoga con una raffinata componente evolutiva.
Da Cuvage arrivano due interpretazioni molto diverse ma ugualmente convincenti. L’Alta Langa DOCG Brut Millesimato 2021, composto da 75% Pinot Nero e 25% Chardonnay, beneficia di una soffice spremitura e di un passaggio in legno che contribuisce a definire una tessitura complessa senza compromettere la freschezza. Ancora più profonda la Riserva 2020 Pas Dosé, che dopo 48 mesi sui lieviti esprime note più mature e una maggiore stratificazione aromatica.
Tra le cooperative, Terre del Barolo conferma la propria capacità di interpretare il Metodo Classico con l’Alta Langa DOCG Brut Millesimato 2021, Chardonnay in purezza dal profilo fine e immediato. Di notevole interesse anche la Riserva Extra Brut Millesimato 2018, che dopo 60 mesi sui lieviti e un breve passaggio in tonneau acquisisce volume e complessità senza perdere precisione.
Tra i vini più originali della giornata merita una menzione l’Alta Langa DOCG Extra Brut 2021 di Ettore Germano, assemblaggio di Pinot Nero, Chardonnay e una piccola percentuale di Nebbiolo vinificato in bianco. Un dettaglio che conferisce ulteriore personalità al sorso. Ancora più affascinante la Riserva 2017, un Blanc de Blancs Pas Dosé affinato 65 mesi sui lieviti, dove il tempo ha costruito profondità, eleganza e una straordinaria armonia gustativa.
Impossibile non menzionare i vini Alta Langa DOCG di Marcalberto, che può essere raccontata come una delle cantine che meglio incarnano la trasformazione dell’Alta Langa da territorio emergente a riferimento nazionale per il Metodo Classico, grazie alla combinazione di rigore tecnico, ispirazione champenoise e forte legame con le colline di Santo Stefano Belbo.
Iniziando dal Metodo Classico Nature, al Metodo Classico Blanc de Blanc, a seguire il Metodo Classico Extra Brut Millesimato 2021, per concludere con la Riserva Caterina Rivella, 85% Pinot Nero, e 15% Chardonnay, Millesimato 2018 che affina 60 mesi sui lieviti, sboccatura 2024. Le basi dei vini sostano in legno grande.
Particolarmente interessante anche la proposta di Ivaldi. Il suo Andrea Alta Langa DOCG Blanc de Blancs Pas Dosé 2021 nasce da uve raccolte con una maturazione più avanzata rispetto alla media. Il risultato è uno Chardonnay dal colore dorato luminoso, con profumi intensi e una struttura più ampia e gastronomica. Un vino che cerca volutamente complessità e materia senza rinunciare all’equilibrio.
Una denominazione che guarda lontano
Se c’è un’impressione che porto con me dopo questa giornata romana è la crescente maturità dell’Alta Langa. Le differenze stilistiche tra produttori emergono con chiarezza, ma senza mai perdere il filo conduttore che lega queste bollicine al loro territorio di origine.

Le lunghe permanenze sui lieviti, spesso superiori ai requisiti minimi del disciplinare, testimoniano una ricerca qualitativa sempre più ambiziosa. Allo stesso tempo, la capacità di declinare il Metodo Classico in chiave contemporanea, sia attraverso nuove interpretazioni enologiche sia nel dialogo con la mixology, dimostra una denominazione in piena evoluzione.
Roma ha risposto con entusiasmo. E osservando l’affollamento dei banchi d’assaggio e l’interesse degli operatori, viene naturale pensare che il rapporto tra la Capitale e le bollicine d’alta quota piemontesi sia destinato a rafforzarsi ulteriormente. Perché l’Alta Langa non è più una promessa da scoprire: è una realtà consolidata che continua a sorprendere, calice dopo calice.

