Flauer: fiori, esattamente come si pronuncia, perché comprensione e messaggio siano immediati, senza alcuna difficoltà o distonia linguistica, senza alcuna differenza tra lingua scritta e parlata: la città di Alassio, nella riviera di Ponente della Liguria, per un fine settimana si è trasformata in un laboratorio a cielo aperto senza filtri. Qui la natura tra cielo e mare è diventata linguaggio gastronomico e stile di vita. Perché, alla fine, chi non ama i fiori, con i loro profumi e colori? I fiori sono l’elemento più trasversale nella nostra esistenza: attraversano età, momenti, culture, celebrazioni, religioni, linguaggi. Fiore sia, e fiori siano: la seconda edizione di questa manifestazione ha portato nel Ponente ligure una visione contemporanea del gusto: fiori eduli, erbe spontanee, mixology botanica e una forte tensione verso la sostenibilità. Più che un evento, un’esperienza diffusa in grado di coinvolgere il centro città, il porto e i sentieri affacciati sul mare, costruendo un racconto corale tra chef, produttori, botanici e appassionati.
Oltre il format del festival gastronomico
Il cuore pulsante è stato Piazza Partigiani, trasformata in uno spazio vivo di incontro e scambio, ma il valore di Flauer si è misurato soprattutto nella sua capacità di uscire dal format classico del festival gastronomico. Accanto a cooking show e masterclass, si sono affermati percorsi esperienziali, passeggiate botaniche, laboratori e momenti di riflessione sul rapporto tra uomo e ambiente.



Nel corso dei tanti momenti la manifestazione ha trovato la sua identità, distinguendosi da molti eventi analoghi; ne è uscita uan testimonianza di piena coralità e coerenza.

La cucina: radici liguri e visione contemporanea
La cucina ha fatto da filo conduttore, partendo dalle radici liguri – con il recupero delle erbe spontanee e del prebuggiùn – per aprirsi a una visione più ampia e contemporanea. Il lavoro sulle erbe del territorio guidato da Giorgio Servetto ha restituito centralità a un patrimonio spesso dimenticato, mentre le sperimentazioni vegetali dei giovani umbri de La Clarice hanno mostrato come il vegetale possa diventare linguaggio gastronomico evoluto e non semplice contorno. A rendere il racconto più accessibile al grande pubblico è stata anche la presenza di Max Mariola, chef, personaggio televisivo e content creator italiano, che ha tradotto questi temi in una cucina immediata ma consapevole, con la sua “carbonara di mare” al porto. Nel complesso, il messaggio è emerso con chiarezza: la cucina del futuro sarà sempre più legata alla materia prima, alla stagionalità e a una responsabilità concreta verso l’ambiente.


Mixology botanica: il bar diventa racconto
Parallelamente, la mixology ha trovato uno spazio coerente e ben integrato nel racconto del festival. Non più semplice accompagnamento, ma parte integrante dell’esperienza gastronomica. Cocktail costruiti come architetture liquide, dove fiori, oli essenziali e botaniche sono diventati strumenti espressivi, e hanno raccontato una nuova frontiera del bere contemporaneo. Figure come Andrea Allasia, Terry Monroe ed Emanuele Balestra hanno contribuito a spostare il bar verso una dimensione più narrativa, dimostrando quanto il dialogo tra cucina e miscelazione sia ormai imprescindibile e destinato a crescere.
Rosa bruna, violetta, nasturzio, begonia e sambuco: fiori edibili che hanno regalato ai piatti e alle bevande non solo un tocco di originalità cromatica, ma anche sensazioni saporifere, gustative e tattili che hanno amplificato acidità, astringenza, morbidezza e sentori fruttati e speziati. Molto invitanti e graditi i sorbetti ai fiori di Perlecò, gelateria icona della manifestazione.

L’olio: da ingrediente a linguaggio gastronomico
Un aspetto particolarmente interessante emerso dal programma è stato il ruolo dell’olio extravergine, non più relegato a condimento ma elevato a vero e proprio strumento espressivo. Alcune masterclass hanno affrontato il tema in modo diretto, come quelle dedicate ai sistemi di tasting evoluto o alla cosiddetta “MixOilogy”, che esplora l’ingresso dell’olio nel mondo della miscelazione. Qui l’extravergine diventa elemento strutturale del drink, in grado di apportare texture, persistenza e una componente aromatica completamente diversa rispetto ai distillati tradizionali.
Daniela Ferrando, Silvia Parodi di Tastee.it e il bartender emergente Enrico Colombo del Carico di Milano sono stati protagonisti di una interessante masterclass che ha visto la creazione del cocktail Violetta di Riviera: gin alla violetta, olio EVO e fiori per regalare ai partecipanti non solo una bevanda fresca, dissetante e molto elegante, ma anche la sensazione di benessere da vacanza estiva.






Ma è soprattutto nel dialogo con la cucina che l’olio ha trovato una nuova centralità. In un contesto dove il vegetale è protagonista, l’extravergine si conferma come il vero ponte tra materia prima e tecnica: esalta le erbe spontanee, amplifica i profumi dei fiori eduli e diventa chiave di lettura per piatti costruiti sulla purezza e sulla stagionalità. Non a caso, molte delle proposte viste durante il festival ruotavano attorno a un utilizzo consapevole dell’olio, con l’obiettivo di definire identità e profondità gustativa.




Questa attenzione segnala un passaggio importante: l’olio, prodotto simbolo del Mediterraneo, sta vivendo una nuova stagione di valorizzazione, in cui degustazione, narrazione e sperimentazione si intrecciano. E proprio eventi come Flauer contribuiscono a spostarlo definitivamente oltre la dimensione domestica, portandolo al centro di una cultura gastronomica più evoluta e contemporanea.
Yacht & Flauer: inclusione e mare
Tra gli elementi più riusciti, il contest Yacht & Flowers ha aggiunto una dimensione concreta al tema della sostenibilità, unendo cucina, mare e inclusione sociale. Le sfide a bordo delle imbarcazioni, con equipaggi misti e la partecipazione attiva di persone con disabilità, hanno trasformato una competizione gastronomica in un’esperienza condivisa, dove il valore umano ha avuto lo stesso peso di quello tecnico. Ad animare il racconto e la premiazione al porto la voce e l’energia di Rinaldo Agostini, Presidente della Marina di Alassio. Un format che ha dato profondità al racconto del festival, evitando che il tema dell’inclusione restasse una semplice dichiarazione d’intenti.



Perché eventi così funzionano (quando funzionano)
È proprio su questo piano che manifestazioni come Flauer dimostrano la loro reale utilità. In un panorama sempre più affollato di eventi gastronomici, spesso autoreferenziali o costruiti unicamente per generare visibilità, la differenza è data dalla capacità di produrre contenuto culturale. Flauer riesce in questo intento perché mette in relazione filiere diverse – agricoltura, ristorazione, ricerca, turismo – e le traduce in un linguaggio accessibile ma non banalizzato.

Il ruolo del territorio: Alassio protagonista
C’è poi un altro aspetto non secondario: il territorio. Alassio non è stata semplice cornice, ma parte integrante del racconto. Dalla marina ai sentieri collinari, fino ai giardini storici e agli spazi urbani, tutto ha contribuito a costruire un’esperienza coerente. Questo tipo di progettualità, se consolidata nel tempo, può rappresentare un modello virtuoso per molte destinazioni turistiche che cercano nuove narrazioni oltre la stagionalità balneare, spostando l’attenzione verso contenuti esperienziali e culturali. Il vino è stato co-partner delle tavole imbandite per l’occasione e di una cena elegante che si è svolta presso la Chiesa Anglicana di Alassio: l’Enoteca Regionale del Roero ha selezionato referenze perfette in abbinamento ai piatti proposti, dall’Arneis alla Favorita, dalla Barbera al Nebbiolo, che hanno regalato sia durante la cena sia nei diversi assaggi in Piazza dei Partigiani, ritmo in degustazione e visione culturale del wine and food pairing.

Una piattaforma culturale più che un evento
Al termine della manifestazione resta la sensazione che Flauer stia evolvendo verso qualcosa di più strutturato di un festival tematico. Una piattaforma culturale sul cibo contemporaneo, in grado di tenere insieme estetica, etica e territorio. E in un momento in cui la gastronomia è chiamata a ridefinire il proprio ruolo, iniziative di questo tipo non sono solo interessanti: sono necessarie.



Photo Credit: Sara Missaglia e Flauer.it
