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Mare&Mosto 2026: a Genova il grande racconto del vino ligure

Dalle degustazioni alle masterclass , dai Palazzi dei Rolli agli spumanti rosa, passando per gli oli extravergini: l’undicesima edizione della manifestazione organizzata da AIS Liguria racconta una regione che punta sempre più sulla qualità e sull’identità.

Le sale affrescate di Palazzo Ducale, la luce di Genova che filtra dalle finestre e il racconto di una regione che ha fatto dell’equilibrio tra mare e montagna la propria cifra stilistica. È in questo scenario che si è svolta l’undicesima edizione di Mare&Mosto – Le Vigne Sospese, l’evento organizzato da AIS Liguria che ogni anno riunisce produttori, operatori e appassionati per celebrare le eccellenze enogastronomiche della regione.

Per la prima volta la manifestazione ha trovato casa nel cuore della città, all’interno di uno degli edifici più rappresentativi del capoluogo ligure.

Una scelta particolarmente significativa perché Palazzo Ducale non è soltanto un contenitore prestigioso, ma uno dei simboli della storia, della cultura e dell’identità genovese. Le sue sale hanno offerto una cornice elegante e autorevole a una manifestazione che negli anni è cresciuta fino a diventare il principale appuntamento dedicato al vino ligure. L’apertura dell’evento è stata accompagnata da un messaggio del Ministro Francesco Lollobrigida, a conferma dell’attenzione che il mondo delle istituzioni riserva a una viticoltura che in Liguria assume un valore che va ben oltre l’aspetto produttivo.

Qui coltivare la vite significa infatti preservare paesaggi unici, mantenere vivi i terrazzamenti, custodire la biodiversità e garantire la continuità di un patrimonio agricolo e culturale che rappresenta una delle ricchezze più autentiche della regione.

La visione di AIS Liguria

Dietro la crescita di Mare&Mosto c’è anche la visione di Marco Rezzano, presidente di AIS Liguria, che negli anni ha contribuito a consolidare il ruolo della manifestazione come punto di riferimento per il racconto del vino ligure. L’edizione 2026 ha confermato questa direzione: valorizzare il patrimonio vitivinicolo e olivicolo regionale senza limitarsi alla degustazione, ma costruendo un dialogo costante tra produttori, istituzioni, cultura e territorio.

Una visione che emerge chiaramente dalla scelta di Palazzo Ducale come sede dell’evento e dalla volontà di affiancare ai banchi d’assaggio momenti di approfondimento, masterclass e percorsi dedicati alla scoperta delle eccellenze liguri. Una formula che permette al vino di diventare ambasciatore di un territorio molto più ampio, fatto di paesaggi, tradizioni, storia e identità.

Le vigne sospese tra mare e montagna

Mare&Mosto non è soltanto un grande banco di assaggio, è soprattutto il racconto di una comunità. Un’occasione per comprendere come una regione apparentemente minuta sul piano produttivo riesca a esprimere una straordinaria varietà di paesaggi, microclimi e interpretazioni enologiche. Passeggiando tra i banchi d’assaggio si percepisce immediatamente il carattere distintivo della viticoltura ligure. Una viticoltura fatta di pendenze estreme, terrazzamenti strappati alla montagna e vigneti che spesso sembrano sospesi tra cielo e mare. Non è un caso che l’evento abbia scelto come sottotitolo “Le Vigne Sospese”: una definizione che restituisce con efficacia la complessità e la bellezza di questo territorio.

A colpire è soprattutto il clima che si respira tra i produttori. Una voglia concreta di fare bene, di raccontare la Liguria attraverso i suoi vini senza cedere a scorciatoie comunicative. La sensazione è quella di una regione che ha ormai acquisito piena consapevolezza della propria identità e che oggi punta sulla qualità, sull’autenticità e sulla valorizzazione delle singole denominazioni come strumenti per distinguersi sui mercati. Dal Ponente al Levante ogni produttore porta con sé una storia diversa, ma accomunata da una stessa filosofia: custodire il paesaggio attraverso il lavoro quotidiano in vigna. In Liguria il vino è anche manutenzione del territorio, conservazione della memoria e difesa di un patrimonio che rischierebbe altrimenti di scomparire.

Una Liguria che crede nella qualità

Tra gli aspetti più interessanti emersi durante la manifestazione vi è la crescente consapevolezza dei produttori. Si percepisce una forte volontà di valorizzare il territorio attraverso vini sempre più precisi, riconoscibili e coerenti con le proprie origini. Il livello qualitativo delle etichette in degustazione si è rivelato particolarmente elevato. Dai Vermentini della Riviera di Ponente ai Pigato più identitari, dai Rossese di Dolceacqua agli Ormeasco dell’entroterra, fino alle produzioni delle Cinque Terre, ai Colli di Luni e al Moscatello di Taggia, emerge una regione che ha ormai trovato una propria voce distintiva. Accanto ai grandi classici non sono mancate interpretazioni innovative e una crescente attenzione alla sostenibilità, alla valorizzazione dei vitigni autoctoni e alla capacità di raccontare i singoli territori attraverso il vino. Il risultato è una viticoltura dinamica, contemporanea e sempre più consapevole del proprio valore. Le degustazioni hanno confermato come la Liguria riesca oggi a coniugare freschezza, identità territoriale e precisione esecutiva. Vini che sanno parlare un linguaggio moderno senza perdere autenticità e riconoscibilità, elementi sempre più apprezzati da consumatori e operatori.

L’altra anima della Liguria: l’olio e la Taggiasca

Accanto al vino, Mare&Mosto continua a dedicare uno spazio importante a un’altra grande eccellenza del territorio ligure: l’olio extravergine Riviera Ligure DOP. Un patrimonio agricolo e culturale che condivide con la viticoltura gli stessi paesaggi terrazzati, le stesse difficoltà produttive e la stessa capacità di raccontare l’identità della regione. Tra gli appuntamenti più interessanti dell’edizione 2026 si è distinta la degustazione dedicata all’olio DOP Riviera Ligure e alle olive taggiasche, dal titolo evocativo “Tell me, I taste the oil. How do you taste olives?”, condotta da Luigi Caricato, fondatore di Olio Officina, insieme a Roberto De Andreis.

Un momento di approfondimento che ha permesso di esplorare il mondo dell’olivicoltura ligure attraverso un approccio sensoriale e culturale, mettendo al centro non soltanto l’olio, ma anche il valore gastronomico e identitario dell’oliva Taggiasca, simbolo del Ponente ligure.

Particolarmente significativa anche la presentazione e degustazione dei vincitori del Concorso Regionale AIS Eccellenze Olearie DOP Riviera Ligure, iniziativa che conferma la volontà di AIS Liguria di valorizzare l’intera filiera agroalimentare regionale. Un percorso che affianca il vino all’olio e che contribuisce a restituire una visione più completa della Liguria, raccontata attraverso i suoi prodotti più rappresentativi e le persone che ogni giorno ne custodiscono la qualità.

Non solo degustazioni

Uno dei punti di forza dell’edizione 2026 è stata la capacità di ampliare il concetto stesso di manifestazione enogastronomica. Accanto ai banchi d’assaggio si sono alternati incontri, conferenze e masterclass che hanno permesso di approfondire temi e territori. Particolarmente partecipata la degustazione dedicata al Moscatello di Taggia, storico vitigno del Ponente ligure oggi al centro di una significativa opera di valorizzazione, così come gli appuntamenti dedicati alle bollicine regionali, ai rosati liguri e all’olio Riviera Ligure DOP. Grande interesse hanno suscitato anche i laboratori e gli approfondimenti tecnici, che hanno offerto ai visitatori la possibilità di comprendere meglio le caratteristiche dei vitigni autoctoni, l’evoluzione della viticoltura ligure e le sfide che attendono il comparto nei prossimi anni. Non sono mancati momenti di confronto dedicati alle nuove generazioni di produttori, testimonianza di un settore che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici. Un segnale importante per una regione che deve confrontarsi quotidianamente con le difficoltà di una viticoltura complessa, ma che continua a esprimere entusiasmo, competenza e capacità progettuale.

Il vino incontra la cultura

La manifestazione ha saputo inoltre costruire un dialogo virtuoso tra vino e patrimonio culturale. Il programma ha incluso visite dedicate ai Palazzi dei Rolli, itinerari cittadini e percorsi di approfondimento che hanno permesso ai visitatori di scoprire il legame profondo tra Genova e il suo territorio. Una formula che interpreta perfettamente le nuove esigenze dell’enoturismo contemporaneo, sempre più orientato verso esperienze complete in cui il vino diventa una chiave di lettura del paesaggio, della storia e delle tradizioni locali. In questo senso Palazzo Ducale si è rivelato il luogo ideale per ospitare Mare&Mosto. Da una parte la magnificenza della grande storia genovese, dall’altra il racconto di una regione che continua a trovare nella viticoltura uno dei propri elementi identitari più forti. Mare&Mosto conferma quindi la propria vocazione: essere molto più di una manifestazione dedicata al vino. È una finestra privilegiata sulla Liguria più autentica, che sa guardare al futuro senza rinunciare alle proprie radici, che investe sulla qualità e che continua a raccontarsi attraverso paesaggi straordinari, persone appassionate e vini sempre più convincenti. La sensazione, al termine della manifestazione, è quella di una regione che non cerca di inseguire altri modelli, ma che punta sulle proprie unicità: la viticoltura eroica, i vitigni autoctoni, il paesaggio, la cultura e la qualità diffusa delle produzioni. È questa la direzione che Mare&Mosto continua a raccontare anno dopo anno, grazie al lavoro di AIS Liguria e del suo presidente Marco Rezzano, trasformando una manifestazione enologica in un autentico ambasciatore del territorio.

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