Written by 8:21 am Affine, Pubblicazioni, Wine

WINEWASHING: il vino si racconta troppo (e si capisce sempre meno)

Nello Gatti racconta il suo viaggio lucido e tagliente all’interno del teatro della comunicazione enologica contemporanea.

C’è una frase che potrebbe stare incorniciata all’ingresso di Winewashing: il mondo del vino deve cambiare linguaggio. Non è uno slogan, è una dichiarazione di guerra. E Nello Gatti quella guerra la combatte con un’arma rarissima nel settore: l’onestà.

Questo libro non è un romanzo sul vino. È un romanzo contro il modo in cui il vino viene raccontato. E già qui si capisce che non sarà una lettura accomodante.

Il protagonista – che poi è lo stesso Gatti, ma senza il filtro dell’autocelebrazione – non è un fenomeno, non è un influencer, non è nemmeno uno che ha capito tutto. È uno che si muove dentro la filiera, inciampa, sbaglia, rilancia. E soprattutto osserva. Osserva un sistema che vive di storytelling, ma spesso dimentica la sostanza.

E quando osserva, colpisce.

Un libro che graffia davvero

Qui non si fanno sconti. Né ai produttori, né ai comunicatori, né ai ristoratori, né – cosa più interessante – a sé stesso.

Gatti mette in fila un campionario umano che chiunque lavori nel settore riconoscerà al volo:
il produttore che si racconta meglio di quanto produca,
il ristoratore che inserisce etichette “a sentimento”,
il comunicatore disposto a dire tutto di tutti, purché ci sia qualcosa in cambio,
l’importatore che sparisce dopo la stretta di mano.

È un mondo che conosciamo. Solo che qui viene raccontato senza trucco e senza filtro.

E fa male il giusto.

Il ritmo: tra autogrill e fiere internazionali

La struttura è quella di un viaggio continuo. Si parte da un’area di servizio con il caffè bruciato e si finisce nelle grandi fiere del vino, passando per pitch improvvisati, progetti ambiziosi e collaborazioni che si sgretolano nel giro di una telefonata.

Merano, Prowein, Vinitaly: non sono più templi, diventano backstage. Luoghi dove il vino è quasi secondario rispetto alle dinamiche umane che lo circondano.

Il ritmo è veloce, quasi nervoso. Si ha sempre la sensazione che qualcosa stia per succedere – e spesso succede, ma non come previsto.

Ed è proprio questo il punto: il libro è costruito sull’attrito tra aspettativa e realtà.

Il bersaglio: il “winewashing”

Il titolo è perfetto perché è esatto. Il “winewashing” è quella patina narrativa che rende tutto interessante, tutto autentico, tutto necessario. È il racconto del vino che si lava la faccia da solo e finisce per non dire più niente.

Parole come “territorio”, “tradizione”, “qualità” diventano mantra vuoti, ripetuti fino a perdere significato.

Gatti li prende, li smonta e li rimette sul tavolo. Senza proporre una nuova retorica, ma mostrando quanto quella esistente sia diventata automatica.

Il problema non è che si comunica troppo. È che si comunica male.

L’autore: dentro il sistema, ma di traverso

Nello Gatti qui gioca una partita diversa. Non costruisce una posizione, non difende una categoria. Si mette nel mezzo e osserva.

Il suo background – giornalista, sommelier, consulente, con esperienze internazionali – gli permette di vedere le crepe da vicino. E di raccontarle senza preoccuparsi troppo di risultare simpatico.

La cosa più interessante è che non si tira fuori dal gioco. È parte del sistema che critica. E questa ambiguità rende tutto più credibile.

Stylish, ma con il coltello

La scrittura ha stile, sì. C’è ritmo, ci sono citazioni, c’è un gusto pop che alleggerisce senza banalizzare. Si passa da riferimenti musicali a immagini molto concrete, da momenti quasi lirici a stoccate secche.

Ma sotto lo stile c’è una lama.

Non è un libro che vuole piacere a tutti. È un libro che vuole dire qualcosa. E ogni tanto lo fa anche troppo chiaramente.

In fondo

Winewashing non è un libro sul vino. È un libro su chi il vino lo racconta, lo vende, lo usa, lo piega.

È un viaggio disordinato ma lucidissimo dentro un settore che si prende molto sul serio e forse dovrebbe, ogni tanto, prendersi un po’ meno.

È stylish, sì. Ma soprattutto è necessario.

E dopo averlo letto, sarà difficile tornare a guardare una bottiglia – o un post Instagram – con la stessa innocenza.

Visited 1 times, 1 visit(s) today
Close