L’opera, voluta da Opera Barolo e sostenuta con convinzione dalla famiglia Abbona, storici proprietari dell’azienda vitivinicola Marchesi di Barolo – Antiche Cantine in Barolo, verrà inaugurata sabato 17 gennaio 2026 nel cortile di Palazzo Falletti di Barolo. La scultura in bronzo è firmata dall’artista Gabriele Garbolino Rù, con la curatela di Enrico Zanellati, e racconta attraverso due figure femminili – la Marchesa e una carcerata – il senso più profondo del suo impegno: prendersi cura, accogliere, restituire dignità.

Un weekend di cultura, arte e memoria
L’inaugurazione aprirà una tre giorni che avrà il sapore delle celebrazioni autentiche, quelle che intrecciano la storia alla vita contemporanea. Oltre al nuovo monumento, i visitatori potranno vivere:
- visite guidate a Palazzo Barolo, con le sue sale intrise di storia risorgimentale, le opere d’arte e i ricordi di personaggi come Silvio Pellico;
- spettacoli musicali e iniziative culturali diffuse;
- l’apertura straordinaria del Distretto Sociale Barolo, il complesso che oggi ospita associazioni impegnate nell’assistenza quotidiana a persone e famiglie fragili.
Il week-end di festa si concluderà il 19 gennaio, con la celebrazione eucaristica nella Chiesa di Santa Giulia, nel giorno anniversario della morte della Marchesa, avvenuta nel 1864: una chiusura simbolica, raccolta e intimamente legata alle sue opere.
Dal Barolo al bene comune: il filo che lega storia e presente
Nel raccontare la Marchesa, il curatore Enrico Zanellati ricorda un dettaglio che spesso sfugge: la storia del vino Barolo è intrecciata alla sua figura e a quella del marito, Carlo Tancredi Falletti. Le antiche cantine dove nacque quello che oggi conosciamo come il “re dei vini” sono le stesse che la famiglia Abbona custodisce da quasi un secolo, proseguendo con passione un’eredità che attraversa epoche e generazioni.

Oggi Ernesto e Anna Abbona – insieme ai figli Valentina e Davide – continuano a produrre Barolo con lo stesso spirito che animò Giulia: cura, visione, rispetto del territorio. Non stupisce quindi che siano proprio loro a sostenere con forza il progetto del monumento, offrendo un contributo essenziale alla sua realizzazione.
Un’eredità viva: “Fare bene il bene”
Il motto che guidò la vita di Giulia di Barolo – “Fare bene il bene” – continua a risuonare oggi come una promessa semplice e potentissima. Un invito a rendere concreto l’aiuto, a costruire ponti tra la spiritualità e la vita civile, a lasciare un segno utile e gentile nella comunità.

Il monumento non sarà solo una scultura: diventerà un luogo di passaggio e di riflessione, un modo per ricordare che l’impegno verso gli altri può essere un gesto quotidiano, silenzioso e rivoluzionario.
Torino aggiunge così un nuovo tassello al suo mosaico culturale, dedicandolo a una donna che – con eleganza, coraggio e straordinaria visione – ha inciso profondamente nel tessuto sociale della città. Un esempio ancora attualissimo, da guardare e da vivere.
