Nel mondo del vino esistono vitigni che raccontano un territorio in modo diretto, quasi immediato. Il Verduno Pelaverga è uno di questi: profumi speziati, leggerezza espressiva e una personalità riconoscibile che negli ultimi anni ha conquistato un pubblico sempre più ampio.
Proprio da questa varietà nasce Il Beato, il nuovo Vermouth di Torino IGP firmato da Diego Morra, un progetto che intreccia vino, tradizione piemontese e una visione contemporanea della miscelazione.
La scelta di partire dal Pelaverga non è casuale. Questo vitigno autoctono, profondamente legato al comune di Verduno, rappresenta uno dei simboli identitari della cantina. Il vermouth diventa quindi una nuova forma espressiva per raccontarne il carattere, mantenendo il vino al centro della composizione aromatica.

Un filo rosso tra Verduno e Torino
Il progetto si sviluppa lungo una traiettoria culturale e geografica che unisce due luoghi simbolici del Piemonte: Verduno e Torino.
Da un lato c’è il piccolo comune delle Langhe, conosciuto per il Pelaverga e per alcuni tra i vigneti più interessanti della denominazione Barolo. Dall’altro la città che storicamente ha dato origine alla storia del vermouth italiano, diventando nel tempo uno dei centri più importanti per la cultura dell’aperitivo.
A tenere insieme queste due dimensioni è anche la figura di Sebastiano Valfrè, religioso nato proprio a Verduno nel XVII secolo e poi attivo a Torino. Secondo la tradizione fu lui a sostenere e diffondere la coltivazione del Pelaverga nel territorio.
Il nome “Il Beato” nasce come omaggio a questa figura storica e, allo stesso tempo, richiama un’idea di gioia e convivialità che si lega naturalmente al momento dell’aperitivo.
Quando il vino resta protagonista
Nel panorama dei vermouth contemporanei, spesso dominati da ricette aromatiche molto complesse, Diego Morra ha scelto una strada diversa: preservare l’identità del vino base.
Il cuore del prodotto rimane infatti il Verduno Pelaverga DOC, varietà che porta nel vermouth la propria impronta floreale e speziata. Le botaniche selezionate accompagnano il vino senza sovrastarlo, costruendo un equilibrio delicato tra componente aromatica e carattere varietale.
Tra gli ingredienti utilizzati emergono assenzio, china, scorza d’arancia, cardamomo, salvia e genziana, elementi che contribuiscono a definire la complessità del profilo sensoriale mantenendo però leggibilità e freschezza.

La definizione della ricetta è stata il risultato di un percorso lungo quasi tre anni, sviluppato insieme alla moglie Francesca e alla distilleria La Cava, con l’obiettivo di trovare un equilibrio preciso tra vino, alcol e componente aromatica.
Il profilo sensoriale
Nel bicchiere Il Beato si presenta con un colore rosso intenso e luminoso.
Al naso emergono subito le caratteristiche del Pelaverga: note floreali e speziate che si intrecciano con i profumi delle erbe officinali. In bocca l’ingresso è morbido e avvolgente, sostenuto da una dolcezza calibrata che lascia progressivamente spazio alla componente aromatica.
Il centro bocca rivela una struttura equilibrata, dove acidità, zucchero e botaniche dialogano senza sovrapporsi. Il finale si chiude con una piacevole nota amaricante, persistente e pulita, tipica della tradizione del vermouth piemontese.
Un vermouth pensato per il piacere
La filosofia produttiva è semplice: creare un vermouth da bere con naturalezza, senza rigidità d’uso.
Può essere servito liscio, con ghiaccio oppure diventare la base di cocktail classici. Allo stesso modo può accompagnare l’aperitivo o concludere la cena, interpretando il vermouth come un momento di piacere più che come un esercizio di stile.
La produzione è volutamente limitata, con circa mille bottiglie all’anno, pensate come una piccola serie che valorizza il legame tra territorio e prodotto.
Un’etichetta che racconta il territorio
Anche l’etichetta contribuisce alla narrazione del progetto.
L’immagine mette in dialogo alcuni simboli fortemente identitari: il Belvedere di Verduno, la Mole Antonelliana di Torino e la cantina di Diego Morra, inserita nel paesaggio delle Langhe. Un modo visivo per raccontare il percorso che unisce il territorio di origine del vino con la capitale storica del vermouth.
Verduno e il futuro del Pelaverga
Il Beato rappresenta anche un tassello del lavoro più ampio che Diego Morra porta avanti a Verduno.
La cantina, nata nei primi anni Duemila e cresciuta progressivamente nel tempo, coltiva oggi circa trenta ettari tra Verduno, La Morra e Roddi, lavorando su diverse varietà tradizionali delle Langhe. Accanto alle espressioni di Barolo, trovano spazio Dolcetto, Barbera e proprio il Pelaverga, vitigno che negli ultimi anni sta vivendo una nuova stagione di interesse.
Il vermouth diventa quindi un ulteriore strumento per raccontare questa varietà autoctona con un linguaggio diverso, che dialoga anche con un pubblico giovane e curioso.
Perché, a volte, il modo più efficace per valorizzare un vitigno non è ripetere ciò che già conosciamo, ma offrirgli una nuova prospettiva.
