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Dodici calici e l’anima nobile del Piemonte

A Palazzo Bovara a Milano una masterclass con l’organizzazione di Strada del Barolo e Terre Derthona, condotta da Emanuel Mattea, ha visto protagonisti Timorasso e Barolo, tra territorio, rinascita e nuove prospettive di degustazione.

Tra Langhe e Colli Tortonesi, il Piemonte si racconta nel calice. Ma più che una degustazione, quella andata in scena a Milano è stata un’esperienza da vivere con tutti i sensi, un viaggio che ha spostato idealmente il pubblico dalle colline delle Langhe ai paesaggi più intimi e ancora poco esplorati dei Colli Tortonesi.

Vini piemontesi, grandi calici e un unico filo conduttore: il legame profondo tra territorio, identità e cultura del bere. È stato questo il senso della masterclass che ha unito due anime della regione, costruendo un percorso attorno a due simboli: Barolo e Timorasso.

Ad aprire l’incontro è stata la presentazione della rete che rende possibile questo tipo di iniziative. Strada del Barolo riunisce oltre sessanta produttori delle Langhe insieme a musei, castelli e ristoratori, creando una vera esperienza enoturistica diffusa. Accanto a questa realtà, Terre Derthona, che negli ultimi anni ha contribuito a riportare sotto i riflettori un territorio e un vitigno che oggi rappresentano una delle sorprese più interessanti del panorama italiano.

Il cuore della lezione è stato affidato a Emanuel Mattea di Ais Piemonte, che ha scelto un approccio diretto e coinvolgente: meno teoria, più ascolto del vino. Dodici etichette, sei bianchi e sei rossi, per raccontare non solo due vitigni ma due modi diversi di interpretare il Piemonte.

La chiave di lettura è arrivata subito, semplice e potente: il Nebbiolo sta al Barolo come il Timorasso sta al Derthona. Due vitigni che non sono solo uve, ma linguaggi del paesaggio. Da una parte la classicità delle Langhe, dall’altra una zona in piena riscoperta che sorprende anche i palati più esperti.

Il Timorasso, il bianco che cambia le regole

La prima parte della degustazione è stata dedicata ai Colli Tortonesi e al Timorasso, un vino che oggi si muove con sicurezza tra storia e contemporaneità. Il nome Derthona, antico nome di Tortona, rappresenta sempre più una firma identitaria, quasi un marchio di appartenenza.

Il Timorasso è un bianco fuori dagli schemi: complesso, strutturato, capace di evolvere nel tempo. Nei calici più giovani emergono profumi di frutta bianca, agrumi e fiori delicati; con l’evoluzione arrivano miele, erbe aromatiche, spezie e quelle note profonde che raccontano il tempo più che l’uva.

La degustazione ha mostrato tutta la sua versatilità stilistica. Un primo vino, più fresco e verticale, ha dato l’impressione di essere immediato ma mai banale. Il secondo, più avvolgente, ha aggiunto rotondità e profondità. Con il passaggio al legno e alle annate più mature, il racconto si è fatto ancora più intrigante, con sentori che spaziano dalla frutta secca alla camomilla, fino a sfumature balsamiche e a sentori di idrocarburi.

Il momento più sorprendente è arrivato con un Timorasso evoluto: un vino che dimostra come il tempo non sia un limite ma una risorsa. Qui il sorso diventa più lento, quasi meditativo, e cambia completamente la percezione del bianco piemontese.

Anche sul fronte degli abbinamenti, il Timorasso si è rivelato un compagno inaspettato. Non solo pesce, ma anche cucina contemporanea, piatti vegetariani, preparazioni semplici ma ricche di sapore. È un vino che si presta a situazioni diverse, dall’aperitivo evoluto alla cena informale, mantenendo sempre una sua forte personalità.

Il Barolo, tra eleganza e profondità

La seconda parte della masterclass ha riportato il pubblico nelle Langhe, dove il Barolo continua a rappresentare una delle espressioni più alte e riconosciute del vino italiano.

Qui il racconto si è fatto più ampio, quasi architettonico. Il Barolo non è un solo vino, ma un sistema complesso fatto di storia, geografia e scelte produttive. Il Nebbiolo, in questo contesto, diventa uno strumento preciso per leggere il territorio.

È stato ricordato il ruolo di Camillo Benso Conte di Cavour e di Giulia Colbert nella nascita del Barolo moderno, ma soprattutto si è entrati nel dettaglio delle differenze tra le diverse aree produttive.

Le Menzioni Geografiche Aggiuntive sono una vera mappa del gusto: non una classifica o espressioni qualitative, ma una chiave per capire come ogni parcella possa dare vita a un vino diverso. Nei calici questo si è tradotto in una varietà sorprendente.

I Barolo di Serralunga si sono mostrati più strutturati e tesi, quasi scolpiti. Quelli di La Morra più eleganti e distesi, con un profilo aromatico più immediato. Le riserve, infine, hanno portato il discorso su un piano più profondo, dove il tempo diventa protagonista.

Il Barolo è stato definito un vino aristocratico, ma non distante. È un vino che chiede attenzione, che cambia nel bicchiere e che premia chi ha la pazienza di aspettarlo. Oggi, rispetto al passato, è anche più accessibile da giovane, dotato di maggiore e accogliente bevibilità, senza perdere la sua vocazione alla longevità.

Il piacere della scoperta

Nella parte finale, il focus si è spostato su servizio e abbinamenti, ma con uno spirito meno tecnico e più esperienziale. Il vino non vive di regole rigide ma di equilibri.

Il Timorasso trova la sua dimensione tra freschezza e struttura, mentre il Barolo esprime il meglio quando gli si concede tempo e spazio per evolvere. Anche la temperatura e il bicchiere diventano strumenti per accompagnare il vino, non per limitarlo.

Due territori, una stessa visione

La masterclass si è chiusa con una consapevolezza chiara: Derthona e Barolo non sono in competizione, ma rappresentano due modi diversi di raccontare il Piemonte.

Da una parte un bianco in piena ascesa, ancora in grado di sorprendere. Dall’altra un rosso iconico, che continua a reinventarsi senza perdere la sua identità. In mezzo, una regione che dimostra come guardare al futuro non sia affatto complesso.

Il risultato è un racconto coerente e affascinante, dove ogni calice diventa un tassello di una storia più grande. Una storia fatta di paesaggi, comunità e visione. E che, soprattutto, invita a continuare a scoprire.

La degustazione

Colli Tortonesi DOC Bianco “Derthona Surge” 2024 – La Stellara (Volpedo)

Vitigno: 100% Timorasso
Zona di origine: vigneto situato a Volpedo, nella porzione sud-orientale dell’azienda
Altitudine: 300 m s.l.m.
Esposizione: sud-est
Terreno: argilloso-limoso
Vinificazione: pressatura soffice e fermentazione in acciaio inox a temperatura controllata per preservare freschezza e purezza aromatica
Maturazione: 10 mesi in acciaio sulle fecce nobili con bâtonnage periodici
Affinamento: alcuni mesi in bottiglia

Stile: fresco e verticale, con buona struttura e definizione aromatica.

Colli Tortonesi DOC Timorasso “Derthona Siur A.” 2023 – Villa Cerruti (Avolasca)

Vitigno: 100% Timorasso
Zona di origine: comune di Avolasca
Anno di impianto: 2007
Altitudine: 350 m s.l.m.
Esposizione: nord-est
Terreno: calcareo-argilloso
Vinificazione: breve macerazione a freddo e fermentazione in acciaio a temperatura controllata
Maturazione: 12 mesi in acciaio sui lieviti con frequenti bâtonnage
Affinamento: minimo 10–12 mesi in bottiglia

Stile: avvolgente, con ampiezza e struttura.

Colli Tortonesi DOC Timorasso “Derthona” 2023 – Sassaia (Capriata d’Orba)

Vitigno: 100% Timorasso
Zona di origine: comune di Monleale
Vinificazione: pressatura soffice a grappolo intero e fermentazione spontanea in barrique borgognone
Maturazione: 9 mesi in rovere francese (25% nuovo, 75% neutro)
Affinamento: alcuni mesi in bottiglia

Stile: complesso e stratificato, con note più evolute e profondità aromatica.

Colli Tortonesi DOC Timorasso “Derthona Vannoni” 2023 – Vigneti Leone (Tortona)

Vitigno: 100% Timorasso
Zona di origine: vigneto collinare
Esposizione: nord-est
Vinificazione: leggera pressatura con macerazione di 24 ore e fermentazione a temperatura controllata (18 °C)
Maturazione: 12 mesi in botte grande di rovere, seguiti da passaggio in acciaio
Affinamento: almeno 4 mesi in bottiglia

Stile: equilibrato, con buona integrazione tra freschezza e struttura.

Colli Tortonesi DOC Timorasso “Derthona La Zerba” 2022 – Cantine Volpi (Tortona)

Vitigno: 100% Timorasso
Zona di origine: comune di Volpedo
Vinificazione: uve diraspate e pressate, fermentazione in acciaio a temperatura controllata (12–15 °C), senza svolgimento della malolattica
Maturazione: in contenitori di cemento
Affinamento: alcuni mesi in bottiglia

Stile: pulito e diretto, con profilo fresco e buona tensione gustativa.

Colli Tortonesi DOC Timorasso “Filari di Timorasso” 2019 – Boveri Luigi (Montale Celli)

Vitigno: 100% Timorasso
Altitudine: 300 m s.l.m.
Esposizione: sud
Terreno: marnoso-calcareo
Vinificazione: pressatura soffice, illimpidimento e fermentazione del mosto a 18–20 °C
Maturazione: circa 12 mesi in autoclave con bâtonnage
Affinamento: almeno 12 mesi in bottiglia

Stile: evoluto e complesso, con note mature e grande profondità.

Barolo DOCG “Sorano” 2021 – Mura Mura

Zona: MGA Sorano, Serralunga d’Alba
Vitigno: 100% Nebbiolo
Altitudine: 280 m
Esposizione: sud-est
Terreno: marne argilloso-calcaree con limo e sabbia
Vinificazione: in tini di rovere con macerazione di 12–16 giorni
Maturazione: 18 mesi in botti da 30 hl, seguiti da 12 mesi in anfore di ceramica
Affinamento: almeno 9 mesi

Stile: più moderno e innovativo, con uso dell’anfora e tannini più levigati.

Barolo DOCG “Badarina” 2021 – Podere Gagliassi

Zona: MGA Badarina, Serralunga d’Alba
Vitigno: 100% Nebbiolo
Altitudine: 400–450 m
Vinificazione: acciaio inox con macerazione sulle bucce
Maturazione: 30 mesi in barrique di rovere francese (secondo passaggio)
Affinamento: almeno 12 mesi in bottiglia

Stile: strutturato, classico, con buon equilibrio tra frutto e legno.

Barolo DOCG “Roggeri” 2019 – Ciabòt Berton

Zona: MGA Roggeri, La Morra
Vitigno: 100% Nebbiolo
Età delle vigne: 45 anni
Altitudine: 300 m
Esposizione: est, sud-est
Terreno: argilloso-calcareo
Vinificazione: tradizionale in cemento con lunga macerazione
Maturazione: botti di rovere di Slavonia
Affinamento: lungo in bottiglia

Stile: elegante, più fine e meno austero rispetto ai Barolo di Serralunga.

Barolo DOCG Riserva “Boiolo” 2019 – Fratelli Savigliano

Zona: MGA Boiolo, La Morra
Età delle vigne: 25 anni
Terreno: argilloso
Vinificazione: 12 giorni a temperatura controllata con malolattica in botte
Maturazione: 60 mesi in botti di rovere
Affinamento: 24–36 mesi in bottiglia

Stile: più morbido rispetto ad altre zone, ampio e complesso.

Barolo DOCG Riserva “Pernanno” 2019 – Monchiero Fratelli

Zona: MGA Pernanno, Castiglione Falletto
Esposizione: est, sud-est
Terreno: marnoso-argilloso
Vinificazione: macerazione di circa 20 giorni a 28–29°C, fermentazione in acciaio con rimontaggi
Maturazione: 36 mesi in botti di Slavonia
Affinamento: almeno 24 mesi in bottiglia

Stile: potente, strutturato, adatto a lungo invecchiamento.

Barolo DOCG “Castelletto” 2018 – Castello di Perno

Zona: MGA Castelletto, Monforte d’Alba
Vitigno: 100% Nebbiolo
Vinificazione: fermentazione spontanea con macerazione di circa 35 giorni
Maturazione: almeno 18 mesi in rovere austriaco
Nota: passaggio in cemento prima dell’imbottigliamento
Affinamento: lungo in bottiglia

Stile: austero e profondo, complesso e longevo.

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