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Cavit: un modello cooperativo d’eccellenza

Qualità, sostenibilità e nuove etichette raccontate in una serata milanese.
di Alessio Di Paola

Cooperativa di grandi numeri e accessibilità della qualità

Cavit (Cantina Viticoltori del Trentino) è tra le realtà cooperative più importanti d’Italia: conta tra le sue fila 11 cantine sociali del territorio con 5250 viticoltori associati. Il modello Cavit risulta vincente e risponde alla richiesta di una qualità accessibile per una serie di fattori.

Cura artigianale, tecnologia e sostenibilità

In primis la cura dei vigneti avviene in modo artigianale, valorizzando le dimensioni contenute e distribuite in migliaia di appezzamenti che coprono oltre il 60% della superficie vitata della provincia di Trento. Di grande importanza la scelta di investimenti tecnologici volti a ottimizzare le risorse e a limitare al minimo gli interventi in vigna, garantendo sostenibilità ambientale e massima qualità delle uve.

Un’offerta trasversale per tutti i mercati

Per finire, un’ampia gamma di prodotti che coprono l’intera forbice della variegata domanda di vino di qualità, dalla grande distribuzione alla ristorazione di alto livello passando per le enoteche.

La cena-evento a Milano e la filosofia Cavit

La filosofia della cantina è stata recentemente illustrata ad una platea di giornalisti ed esperti di settore durante una cena-evento presso la Trattoria del Ciumbia a Milano: si è trattato di un’occasione per degustare referenze storiche di Cavit, ma anche una preziosa anteprima.

Degustazione guidata: Gran Cuvée Brut

Si parte proprio con Gran Cuvée Brut, una nuova etichetta figlia di Altemasi, marchio Cavit, di fascia alta, dedicato al Trentodoc. È una cuvée di Chardonnay di tre annate (2018, 2019 e 2020) affinate, in proporzioni differenti, in legno, acciaio e cemento e che riposa per almeno 30 mesi sui lieviti. Si contraddistingue con un profilo olfattivo netto, elegante, complesso e raffinato con note di fiori bianchi, agrumi, nocciola, cocco e sbuffi calcarei. Al palato è generoso, di buona struttura e persistenza con fini ritorni mandorlati. Risulta degno compagno dell’aperitivo a base di finger food preparato dagli chef del Ciumbia in cui spiccano per fragranza e piacevolezza i tradizionali mondeghili.

Chardonnay Maso Toresella e riso al salto

Si prosegue, seduti ai tavoli, con un altro caposaldo della tradizione culinaria lombarda, un croccante e saporito riso al salto accompagnato da un altro vino a base di uve Chardonnay. Si tratta del Trentino DOC Riserva Chardonnay Maso Toresella 2023, con uve provenienti da un cru storico appoggiato alle sponde del Lago di Toblino, fermentato e affinato in rovere. Piacevole nei suoi toni fruttati di agrumi e nelle sue note burrose e vanigliate. Fresco e morbido, dal finale garbato.

Lagrein Kelter con la cotoletta del Ciumbia

Si passa ai secondi con una abbondante cotoletta “del Ciumbia” abbinata a Trentino Doc Riserva Lagrein Kelter 2021. Il calice si colora di rosso rubino e sprigiona aromi di lamponi, spezie dolci e, scaldandosi, tracce di pepe nero e menta. Al palato risulta di grande bevibilità sostenuta da un tannino levigato e una persistenza medio-lunga su toni già presenti all’olfatto.

Dolce finale: Vino Santo Arèle 2005 e gelato

Gelato fior di latte mantecato fresco chiude in dolcezza la cena affiancato a un tesoro della viticoltura, non solo trentina, il pluripremiato Trentino DOC Vino Santo Arèle 2005. Il mai troppo apprezzato vitigno autoctono Nosiola esprime la sua potenzialità nel lungo appassimento e negli oltre quindici anni di affinamento in piccoli caratelli di rovere. Un vino dal bouquet pressoché infinito: pesca e albicocca essiccate si fondono con nocciole caramellate, camomilla, miele, cioccolato bianco, erbe aromatiche e officinali, spezie dolci, tabacco biondo… Al palato la dolcezza risulta ben calibrata segnando un assaggio distinto, equilibrato, saporito e straordinariamente lungo.

Ci si saluta con il palato ancora dolce a conclusione di una bella cena in cui il direttore di Cavit Enrico Zanoni e i due enologi Andrea Faustini e Fabrizio Marinconz hanno raccontato agli ospiti una realtà cooperativa, modello di efficienza, sostenibilità e salvaguardia della tradizione vitivinicola regionale trentina.

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