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Premio Casato Prime Donne, a Sandra Misale il riconoscimento che celebra il talento femminile

Sandra Misale vince il Premio Casato Prime Donne 2026. A Montalcino scienza, talento femminile e giovani si incontrano.

La scienziata calabrese, oggi alla guida di un laboratorio alla Johns Hopkins University, è la vincitrice della XXV edizione. A Montalcino il suo percorso incontra quello di giovani talenti tra arte, musica, oreficeria e pasticceria.

C’è un filo invisibile che unisce Baltimora a Montalcino, la ricerca contro il cancro e i vigneti del Brunello, la scienza e l’arte e il coraggio dei giovani alla visione di una donna che da venticinque anni ha scelto di scommettere sulle donne. È il filo del Premio Casato Prime Donne, che alla sua XXV edizione ha incoronato Sandra Misale, scienziata calabrese di 41 anni, protagonista della ricerca oncologica internazionale.

È arrivata dagli Stati Uniti, dove dirige il Misale Lab alla Johns Hopkins University di Baltimora, ma la storia di Misale affonda le radici in Italia: originaria di Palmi (RC), laureata in Biotecnologie molecolari a Torino, ha costruito il proprio percorso nei laboratori di alcuni dei più prestigiosi centri mondiali, da Harvard al Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York. Le sue ricerche sulle mutazioni del gene KRAS hanno contribuito allo sviluppo di nuove terapie mirate contro tumori particolarmente aggressivi, tra cui quelli del pancreas, del polmone e del colon.

A consegnarle il riconoscimento, al Teatro degli Astrusi di Montalcino, è stato un territorio che da un quarto di secolo ha fatto del talento femminile una propria bandiera. Il tema scelto per questa edizione, “Il sogno e/è la realtà”, sembra cucito sul percorso della vincitrice. Nel suo messaggio alle nuove generazioni, Misale ha invitato soprattutto le ragazze a non temere l’ambizione, a scegliere anche le strade più difficili e a coltivare le proprie passioni con pazienza, lavoro e determinazione.

Un messaggio che trova una sponda naturale nella storia di Donatella Cinelli Colombini, presidente della giuria e anima del Premio. Da imprenditrice del vino ha trasformato una piccola realtà produttiva in un laboratorio culturale capace di parlare di donne, giovani, territorio e futuro. La sua intuizione è diventata un progetto che va ben oltre il riconoscimento annuale: il Casato Prime Donne, prima cantina italiana con un organico interamente femminile, il Brunello Prime Donne e il percorso tra i vigneti dove arte e meditazione dialogano con la natura.

Venticinque edizioni dopo, la sua scommessa appare ancora attuale: dare spazio a figure femminili capaci non soltanto di eccellere, ma di diventare esempio per altre donne. Prima di Misale, il Premio ha riconosciuto scienziate, astronaute, atlete, scrittrici, imprenditrici, attiviste e protagoniste della società civile, da Samantha Cristoforetti a Ilaria Capua, da Carla Fracci a Sara Gama.

Ma a Montalcino il sogno non appartiene soltanto a chi ha già raggiunto il successo. Il Premio continua, infatti, a coltivare un vero e proprio incubatore di giovani talenti, che quest’anno ha coinvolto ragazzi e ragazze tra arte, musica, oreficeria e pasticceria.

Tra loro c’è Taisiia Makohon, giovane artista ucraina fuggita da Kyiv dopo l’inizio della guerra. Nel suo dipinto, ispirato alla Libertà che guida il popolo di Delacroix, il sogno diventa uno spazio di fuga da una realtà fatta di guerra, perdita e lontananza dagli affetti. È un’immagine intensa, quasi dolorosa, che dialoga con le parole di Misale: ciò che oggi sembra impossibile può diventare raggiungibile.

E poi ci sono le giovani orafe di LAO – Le Arti Orafe di Firenze, gli studenti delle scuole di Montalcino e Siena, i musicisti del Chigiana-Mozarteum Baroque Program e la pasticcera Alessandra Pinto, che ha realizzato la torta Dalle origini al sogno, costruita come un viaggio nella vita della vincitrice, dal Sud Italia a Torino, fino a New York.

Così, nella cornice di Montalcino, il Premio Casato Prime Donne ha celebrato ancora una volta non soltanto una vincitrice, ma un’idea di futuro. Un futuro in cui il talento ha bisogno di coraggio, la realtà di visione e il sogno, per diventare concreto, di qualcuno disposto a crederci davvero.

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