“Classese” nasce dalla crasi tra classico e pavese. Non poteva esserci identità più forte.
Dentro questo nome c’è tutto: un metodo, un territorio, una presa di coscienza. Non è solo un’operazione di branding, ma una sintesi culturale che restituisce all’Oltrepò Pavese una direzione chiara e finalmente leggibile.
A Vinitaly 2026, questa consapevolezza prende forma concreta: Classese diventa il portavoce ufficiale del territorio e della sua unica DOCG, segnando un passaggio che ha il peso delle scelte definitive.

Il palcoscenico di Vinitaly
Nel grande stand consortile – oltre 300 metri quadrati nel cuore della fiera – le prime bottiglie a marchio Classese non sono semplicemente in degustazione: sono l’immagine concreta di una scelta condivisa.
Una direzione tracciata con decisione dalla presidnete Francesca Seralvo, dal Direttore Riccardo Binda e dall’Assemblea dei Soci del Consorzio nel febbraio 2025, votata in maniera plebiscitaria e pensata per ridefinire posizionamento e credibilità dell’Oltrepò.

La presentazione ufficiale, nello spazio eventi di Regione Lombardia al Palaexpo, ha riunito istituzioni, stampa e operatori in un momento che ha il sapore delle svolte importanti. Non tanto per la solennità, quanto per la consapevolezza diffusa: questa volta non si torna indietro.

Un nome che guarda alla storia
Dietro questa scelta c’è una memoria profonda. È nel 1865 che il conte Augusto Giorgi di Vistarino avvia la spumantizzazione del Pinot Nero in Oltrepò, intuendo un potenziale che pochi altri territori italiani potevano vantare.
Qui, tra suoli e microclimi unici, il Pinot Nero trova da sempre una delle sue espressioni più naturali, dando vita a una tradizione che rende l’Oltrepò la vera culla italiana del metodo classico.
Negli anni ’80 nasce l’esigenza di dare un nome preciso a questa identità. Oggi, con Classese, quel percorso trova una forma più netta, contemporanea e ambiziosa.
Il disciplinare come manifesto
Classese non è solo un nome: è un sistema rigoroso.
Dalla raccolta manuale delle uve in cassetta, provenienti esclusivamente da pendici collinari, fino alla definizione dell’uvaggio – minimo 85% Pinot Nero – ogni scelta punta a preservare identità e qualità. L’acidità minima fissata a 6 g/l segna uno degli standard più severi in Italia, mentre l’affinamento sui lieviti parte da 24 mesi, sale a 36 per i millesimati e arriva a 48 per le riserve. A questo si aggiungono almeno 60 giorni dopo la sboccatura, fondamentali per l’equilibrio finale.
Un impianto tecnico che diventa stile: vini tesi, verticali, profondi.

Identità nel calice
Le prime bottiglie presentate a Verona raccontano già questa direzione con coerenza.
Blanc de noirs e rosé de noirs che mettono il Pinot Nero al centro e restituiscono nel bicchiere un’immagine precisa dell’Oltrepò Pavese: energia, eleganza, riconoscibilità.
Un territorio che, nel panorama internazionale, resta un unicum per storia e vocazione verso questa tipologia.
Le MGA: la mappa dell’identità
Se il disciplinare definisce le regole, le Menzioni Geografiche Aggiuntive iniziano a raccontare le sfumature.

Il progetto MGA rappresenta uno degli investimenti più strategici del Classese: una vera e propria zonazione che parte da quattro aree chiave – Valle Versa, Valle Scuropasso, Valle Coppa e Valle Staffora – prime tessere di una mappa destinata ad evolversi. È da qui che prende forma una nuova lettura del territorio. Non più un blocco unico, ma un mosaico di identità diverse, capaci di esprimere nel calice variazioni sottili ma decisive. Questa prima delimitazione non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso: una “zona d’azione” che apre la strada a una narrazione più precisa, più contemporanea, più credibile.
Un progetto collettivo
A colpire è anche l’immagine d’insieme. Nessuna frammentazione, nessuna gerarchia visiva: le etichette condividono lo stesso spazio e lo stesso marchio Classese. Un gesto semplice, ma potente, che comunica unità prima ancora del contenuto. È qui che il progetto prende davvero forma: non solo come operazione enologica, ma come scelta culturale e strategica.
Una strada senza ritorno: l’Oltrepò Pavese ha deciso cosa vuole essere. E questa volta lo ha fatto con grande determinazione, scrivendo una nuova pagina di storia.
