C’è un punto, salendo lungo le pendici dell’Etna, in cui il paesaggio cambia natura. La vegetazione si dirada, il suolo si fa più scuro, tagliente, instabile. L’aria si assottiglia, le escursioni termiche diventano regola e non eccezione. È lì che la viticoltura smette di essere pratica agricola e si trasforma in gesto radicale. L’Azienda Agricola Sciara, guidata da Stef Yim, protagonista della recente masterclass condotta da Armando Castagno, parte da qui.

Un incontro che ha restituito la misura di un lavoro in grado di spostare l’asse interpretativo del vino etneo verso territori ancora poco esplorati.

Materia vulcanica e tensione espressiva
Nel calice, i vini di Sciara si distinguono per una relazione diretta, quasi non mediata, con il substrato lavico. Non si tratta della consueta mineralità evocata per consuetudine descrittiva, ma di una materia che si organizza in tensione, in profondità, in sviluppo verticale. Sensazione di Lava, da questo punto di vista, rappresenta una sintesi efficace del progetto. Più che un’etichetta, una dichiarazione di intenti: il vino come restituzione sensoriale di un paesaggio in continuo divenire, dove la componente vulcanica non è elemento accessorio, ma principio strutturante.

1520 metri: altitudine come frontiera enologica
Il momento più emblematico della degustazione coincide con l’assaggio di 1520 metri, vino che nasce dalla vigna a bacca rossa più alta d’Europa, situata in contrada Cielo. Pinot noir, Granache e Pinot d’Aunis della Loira piantati a mano su 4700 barbatelle.

Qui la viticoltura entra in una dimensione liminale. I dati tecnici, lungi dall’essere mera curiosità, diventano chiavi interpretative:
- 1520 metri di altitudine
- uvaggio non autoctono: Pinot Noir, Grenache, Pineau d’Aunis
- fermentazioni spontanee
- affinamento prolungato (19 mesi) in contenitori neutri come anfora e damigiana
- totale assenza di filtrazioni
Un vino che lavora necessariamente per sottrazione, giocato su equilibri sottili, in cui la verticalità diventa forma espressiva dominante.

La lettura offerta da Castagno coglie il punto con precisione: “Qualcosa di nuovo per tutti noi, una nuova frontiera del vino”. Non un’iperbole, ma la presa d’atto di uno spostamento reale: l’ingresso dell’altitudine estrema nel lessico produttivo dell’Etna.
Un produttore fuori asse
La traiettoria di Stef Yim contribuisce in modo decisivo alla definizione di questa visione. Nato a Hong Kong, cresciuto a Los Angeles, con esperienze tra ristorazione e cantina tra Stati Uniti e Francia, Yim approda sull’Etna nel 2015, scegliendo deliberatamente di operare ai margini – geografici e culturali – del sistema.
La sua azienda si sviluppa oggi su circa sei ettari frammentati lungo diverse fasce altimetriche, con una produzione limitata (intorno alle 12.000 bottiglie) e un patrimonio viticolo che include anche vigne prefillossera.
L’approccio è coerente con una sensibilità contemporanea:
- intervento minimo
- fermentazioni spontanee
- rifiuto di standardizzazioni stilistiche
Ma è nella scelta del criterio di lettura del territorio che emerge l’elemento più originale.

La quota come grammatica del vino
Sciara introduce un ribaltamento concettuale netto: i vini non sono definiti prioritariamente dalla contrada, ma dall’altitudine. 750, 980, 1200, 1520 metri: non semplici indicazioni geografiche, ma coordinate sensoriali. Ogni quota implica un diverso regime termico, una differente dinamica di maturazione, un proprio equilibrio tra zuccheri, acidità e componente aromatica. In questo senso, l’altitudine non è più un dato descrittivo, ma diventa principio ordinatore del progetto enologico.
Oltre l’Etna conosciuto
Ciò che la masterclass ha messo in evidenza è la possibilità concreta di una nuova fase per il vino etneo. Dopo anni in cui il dibattito si è concentrato su contrade, vecchie vigne e identità varietale, emerge oggi un ulteriore livello di complessità. L’altitudine estrema, il recupero di parcelle marginali, la sperimentazione varietale: elementi che, se letti in maniera sistemica, suggeriscono un’evoluzione non solo stilistica, ma culturale. In questo contesto, Sciara si colloca in una posizione peculiare. Non tanto come eccezione, quanto come indicatore di una possibile direzione. L’Etna è da tempo laboratorio a cielo aperto. Ma come ogni laboratorio, vive di esperimenti che ridefiniscono continuamente i suoi confini. Azienda Agricola Sciara, con il lavoro di Stef Yim, sembra muoversi esattamente in questa direzione: esplorare il limite per comprenderne il potenziale. E se è vero che ogni territorio si evolve attraverso le sue tensioni, allora quei 1520 metri non rappresentano soltanto un record altimetrico, ma un nuovo punto di partenza per il vino del vulcano.
