Non solo banco d’assaggio esteso, ma la costruzione di uno spazio in cui il vino naturale smette di essere una definizione “comoda” e diventa un terreno di confronto, a volte anche spigoloso, tra visioni diverse ma accomunate da una stessa urgenza: restituire al vino un’identità riconoscibile.
Non tutto deve essere facile
Girando tra i banchi, ci si accorge rapidamente che qui non si cerca l’approvazione immediata, né tantomeno quella rassicurazione gustativa che spesso uniforma le degustazioni più patinate; al contrario, emergono vini che chiedono attenzione, che a volte disorientano e che proprio per questo riescono a lasciare una traccia più profonda, perché non si limitano a essere “corretti”, ma portano con sé il segno del luogo, dell’annata e delle scelte di chi li ha prodotti.

Degustare significa anche capire
Il programma degli incontri riflette questa impostazione senza compromessi: dalla degustazione tecnica sulle alterazioni microbiologiche, che affronta senza filtri un tema spesso evitato, fino all’approccio agli abbinamenti secondo il metodo Vinology di Alessandro Torcoli, che invita a ragionare sullo stile più che sulla regola, passando per la masterclass sull’Alsazia di Samuel Cogliati, dove la geologia diventa chiave di lettura concreta e non semplice suggestione narrativa. Accanto agli approfondimenti, c’è una dimensione più informale ma altrettanto significativa, fatta di musica, piatti condivisi e dialoghi spontanei tra produttori e visitatori, in cui il vino torna a essere un gesto sociale prima ancora che un oggetto da analizzare; ed è proprio in questi momenti, lontani dai riflettori, che spesso si colgono le sfumature più autentiche di un progetto.

Nuove presenze, stesso spirito
Le novità dell’edizione 2026 – dal progetto Controcorrente Vermouth a The Terroirs Project, fino alla presenza di realtà come AVLA e incursioni più lontane come Amami Shochu – ampliano il perimetro senza snaturarlo, suggerendo che il vino naturale, pur rimanendo ancorato a un’idea precisa di rispetto del territorio, è capace di dialogare con linguaggi e culture diverse. La scelta di destinare parte del ricavato al Progetto Alepé aggiunge una dimensione ulteriore, che non ha bisogno di essere enfatizzata ma che contribuisce a definire il senso complessivo della manifestazione: un evento che non si esaurisce nell’assaggio, ma prova a costruire connessioni più ampie, dentro e fuori dal mondo del vino.
VinNatur Tasting continua a essere un appuntamento che non semplifica e non addolcisce, ma che proprio per questo riesce a restituire al vino una complessità che vale la pena affrontare fino in fondo.

