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Il Brachetto d’Acqui DOCG torna al centro della scena

Sboccia l’Amore, a Milano torna l’evento che unisce Brachetto e cioccolato,

Il Brachetto d’Acqui DOCG si è preso la scena con la naturalezza di chi sa esattamente dove stare. Nessuna forzatura, nessuna dichiarazione d’intenti: basta il colore nel calice, basta il primo profumo che sale per capire che l’atmosfera è cambiata. L’evento dedicato alla denominazione ha confermato, ancora una volta, quanto questo vino sappia raccontarsi attraverso l’esperienza più che attraverso le parole.

Un racconto costruito sul piacere, sul ritmo, sul dialogo continuo tra vino, persone e momenti. Un percorso che ha messo il Brachetto al centro non come oggetto da analizzare, ma come compagno ideale di una degustazione vissuta con leggerezza e attenzione.

A garantire e accompagnare questa crescita c’è il lavoro del Consorzio Tutela Vini d’Acqui, fondato nel 1992 e con sede ad Acqui Terme, che da oltre trent’anni tutela e regolamenta la denominazione, assicurando uno sviluppo coerente e consapevole del Brachetto d’Acqui e dell’Acqui DOCG nei loro diversi stili.

Il Brachetto nel calice

Durante la degustazione, il Brachetto d’Acqui DOCG ha mostrato tutta la sua identità attraverso diverse interpretazioni. Il suo inconfondibile colore rosso rubino anticipa un profumo aromatico, ricco di note fruttate e floreali, che rendono immediatamente riconoscibile il vitigno. Al sorso emerge un vino equilibrato, con una dolcezza misurata e spesso un tenore alcolico contenuto, caratteristiche che lo rendono ideale per celebrare la festa degli innamorati e momenti di convivialità leggera.

È proprio questa bevibilità a renderlo trasversale. Il Brachetto non chiede silenzio né concentrazione assoluta: accompagna la conversazione, sostiene il momento, resta sempre presente senza diventare protagonista ingombrante. Nel bicchiere emerge un vino in grado di essere aromatico senza essere eccessivo, espressivo senza risultare ridondante.

Accanto a lui, l’Acqui Rosé DOCG ha raccontato un’altra sfumatura del territorio: il suo luminoso colore rosa cipria introduce un profilo olfattivo elegante, con note floreali e di piccoli frutti rossi. In bocca colpisce per la freschezza equilibrata e per un tannino moderato, che lo rendono un vino di grande personalità e raffinatezza, perfetto da degustare a tutto pasto.

Le diverse versioni in degustazione hanno disegnato un ventaglio stilistico coerente, che racconta la versatilità del vitigno senza tradirne l’identità.

Un vino che cambia il ritmo

Uno degli aspetti più interessanti emersi durante l’evento è la capacità del Brachetto d’Acqui DOCG di cambiare il ritmo della degustazione. Non è un vino che chiude, ma un vino che apre. Apre la serata, apre il dialogo, apre nuove possibilità di abbinamento.

Nel racconto di Paolo Ricagno, Presidente del Consorzio di Tutela del Brachetto e Vini d’Acqui, intervistato da Adua Villa, la giornalista e enogastronoma che ha condotto l’evento con competenza e eleganza, emerge con chiarezza come, dal primo calice all’ultimo, il Brachetto accompagni con i suoi colori e aromi senza mai appesantire, mantenendo freschezza e invitando alla convivialità.

È un vino che si inserisce con naturalezza in un’idea di consumo sempre più legata al piacere immediato, alla condivisione, alla voglia di stare insieme senza formalismi. «Semplicità non è mai banalità», viene sottolineato più volte da Adua: il punto di forza del Brachetto sta proprio nella sua immediata disponibilità e nella capacità di accogliere.

L’incontro con il cioccolato e la firma di Ernst Knam

Uno dei momenti più attesi e riusciti dell’evento è stato il dialogo tra il Brachetto d’Acqui DOCG e il cioccolato, guidato da Ernst Knam attraverso una serie di creazioni realizzate in modalità live cooking. Due praline hanno raccontato in modo emblematico questo incontro: la pralina Cuore Rosso, con camicia di cioccolato fondente e ripieno di ganache al cioccolato fondente, Brachetto d’Acqui Passito e ristretto di Brachetto d’Acqui Passito, completata da crispy al lampone; e la pralina Cuore Rosa, con camicia di cioccolato fondente e ripieno di ganache al cioccolato bianco e Acqui DOCG Rosé, arricchita da un ristretto di Acqui DOCG Rosé.

Un abbinamento costruito sull’equilibrio e non sull’eccesso, che esalta la componente aromatica dei vini senza mai sovrastarli. Il Brachetto non è rimasto in secondo piano, ma ha dialogato con il cacao giocando su contrasto e armonia, dimostrando come questo incontro possa essere elegante, dinamico e sorprendente.

Non un semplice finale dolce, ma un vero dialogo sensoriale al centro di un’esperienza gastronomica contemporanea.

Abbinamenti che nascono dal momento

Accanto al cioccolato, il Brachetto d’Acqui DOCG ha confermato la sua versatilità anche in altri abbinamenti. Funziona con dessert, frutta, preparazioni leggere, ma sorprende quando incontra sapori speziati o cucine che giocano sull’equilibrio tra dolcezza e acidità.

Non si è parlato di abbinamenti “giusti”, ma di abbinamenti riusciti. Di quelli che nascono dal momento, dall’intensità corretta, dalla voglia di sperimentare senza rigidità. È in questa libertà che il Brachetto mostra oggi uno dei suoi volti più interessanti.

Un racconto fatto di persone e territorio

L’evento ha trovato la sua forza anche nel clima che si è creato intorno ai calici. Produttori, sommelier e appassionati hanno condiviso assaggi e impressioni in modo diretto, senza distanza. Il territorio è emerso attraverso i racconti, le diverse interpretazioni del vino, le sfumature percepite nel bicchiere.

Non a caso, il Brachetto d’Acqui è stato designato nel 2924 da Regione Piemonte vitigno dell’anno: un’iniziativa che da alcuni anni punta a valorizzare e raccontare al grande pubblico i vitigni autoctoni piemontesi e i loro territori, rafforzando il legame tra vino, identità e cultura.

L’evento ha restituito l’immagine di un vino perfettamente a suo agio nel presente. Un vino che non ha bisogno di essere spiegato, perché si racconta da solo. Che non chiede attenzione, ma la conquista: il Brachetto d’Acqui DOCG torna così al centro della scena, con eleganza, leggerezza e quella capacità rara di essere ricordato non per quello che dice, ma per come ti fa sentire. Decisamente bene.

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