La magia del Passo dello Stelvio non è confinata alle sue spettacolari piste, ma si estende anche all’esperienza culinaria e al comfort di alta quota. Al centro di questa fusione tra sport, ospitalità e gastronomia c’è l’Hotel Pirovano, conosciuto come l’Università dello Sci, fondato da Giuseppe Pirovano negli anni ’50 e rimasto simbolo dell’eccellenza sciistica.
Situato a pochi passi dalla funivia e a circa 2.784 m di altitudine, il Pirovano offre un’esperienza completa: corsi estivi di sci, piscina coperta, sauna finlandese, bagno turco, spa, discoteca e, naturalmente, un ristorante panoramico che serve colazione, pranzo e cena a base di cucina italiana tradizionale .


Le camere garantiscono un comfort in perfetta armonia con l’ambiente alpino. La struttura dispone di 100 camere distribuite su 4 piani, wi‑fi gratuito, parcheggio libero, biblioteca, sala giochi, terrazza panoramica, noleggio attrezzatura da sci, sale riunioni, e servizi attentamente pensati anche per le famiglie: tutto ciò che occorre per stare bene in alta quota.
Sciare sul ghiacciaio dello Stelvio, anche ad agosto
Sul Passo dello Stelvio l’inverno sembra non finire mai. Qui, a 3.400 metri di quota sciare ad agosto non è un sogno, ma una tradizione che ogni anno richiama appassionati e squadre nazionali in allenamento. Dal passo due funivie portano gli sciatori fino al Rifugio Livrio, al centro della ski area, da cui si raggiungono le piste del ghiacciaio. Ci pensano i gatti delle nevi a trasportare tutti fino all’attacco degli ski-lift: un servizio suggestivo che aggiunge fascino all’esperienza.


Il complesso è gestito dalla S.I.F.A.S. – Società Impianti Funiviari allo Stelvio, che fa capo alla famiglia Capitani. Una macchina organizzativa rodata da decenni, in grado di garantire sicurezza e servizi impeccabili in un ambiente tanto spettacolare quanto impegnativo. Il risultato è un’offerta unica: oltre 20 chilometri di piste, un vero paradiso per sciatori e atleti che qui si preparano alla stagione invernale, sfruttando la neve compatta e i panorami maestosi del ghiacciaio.

Lo Stelvio non è solo un passo alpino iconico, ma un luogo dove lo sci estivo diventa emozione pura, da vivere quando altrove è tempo di spiaggia.


Sciatori ma non solo: il ruolo dell’enogastronomia
I turisti che frequentano la struttura hanno un profilo molto eterogeneo: in primo luogo atleti e amatori attratti dal mito dell’Università dello Sci e dall’opportunità unica di sciare anche in estate sul ghiacciaio dello Stelvio, ma anche ospiti in cerca di un’esperienza completa: famiglie, coppie e gruppi che desiderano unire sport, relax, benessere e panorami mozzafiato. Infine turisti gourmet: viaggiatori motivati dai piaceri del palato e desiderosi di scoprire i sapori autentici della Valtellina. L’enogastronomia locale può diventare un elemento differenziante: in un territorio ricco di tradizioni e prodotti tipici, l’offerta a tavola rappresenta un driver identitario forte per il Pirovano. L’integrazione tra sport, ospitalità e gusto è vista come un percorso strategico di sviluppo, in grado di attrarre un turismo di qualità e contribuire alla valorizzazione del patrimonio culturale della regione.
La nostra intervista
Per approfondire ulteriormente la visione e i progetti futuri della struttura, abbiamo sentito direttamente Stefano Dalla Valle, Direttore di Pirovano Stelvio Spa: dichiara di essere “nato” allo Stelvio e già da ragazzo lavorava qui. Dal 1999 è responsabile della gestione dell’Hotel Pirovano.

Come descriverebbe il profilo tipico della clientela dello Stelvio? È cambiato qualcosa rispetto al passato?
È cambiato moltissimo. Lo Stelvio oggi è un vero brand internazionale: arrivano turisti da tutto il mondo, dall’Antartide al Polo Nord. Nei mesi estivi ospitiamo soprattutto visitatori dal Sud America, dall’Australia e dall’Asia. La strada dello Stelvio, con i suoi tornanti storici percorsi ai tempi di campioni come Fausto Coppi, è un richiamo fortissimo per il cicloturismo e, ancora di più, per il mototurismo: da tutta Italia si sale almeno una volta in estate per vivere questa esperienza unica.
Quali sono le motivazioni che spingono gli ospiti a scegliere il Pirovano e il Passo dello Stelvio?
Il Pirovano è la sede storica dell’Università dello Sci, un marchio che ha sempre rappresentato un valore aggiunto. Lo Stelvio, poi, è il punto più alto d’Italia raggiungibile in auto: la strada è considerata tra le più belle al mondo, tanto che viene percorsa anche da auto di grande prestigio in occasione di raduni anche internazionali. Quest’anno, ad esempio, abbiamo celebrato i 200 anni della strada con un evento che ha visto la partecipazione dell’ASI Italia e di musei internazionali come quello dell’Audi di Ingolstadt e di Francoforte: pezzi unici di auto d’epoca che hanno reso omaggio a un luogo iconico.
In che modo l’Hotel Pirovano risponde alle nuove esigenze del turismo di montagna?
È cambiata la clientela: un tempo l’approccio era molto “accademico”, ci si alzava presto, si sciava, si seguivano i video didattici: oggi le esigenze sono più diversificate. Stiamo lavorando per rinnovarci e offrire spazi e servizi all’altezza di un pubblico internazionale, che si aspetta location innovative e di qualità. Allo stesso tempo, vogliamo mantenere i nostri servizi tradizionali, garantendo un’ospitalità all’altezza del luogo.
State pensando a progetti per prolungare la stagione sciistica oltre i mesi estivi?
È un tema strategico. Il cambiamento climatico alza sempre più il livello della neve, perciò serviranno studi e investimenti importanti. Lo Stelvio è già antropizzato, con alberghi e infrastrutture, ma occorreranno ulteriori miglioramenti sia dal lato ricettivo sia da quello impiantistico. Sciare in inverno oggi è non è pensabile, ma guardando avanti si potrebbe pensare a nuovi impianti di risalita dal fondovalle, soprattutto dal versante altoatesino, che renderebbero più accessibile il ghiacciaio anche in inverno.
Che ruolo gioca l’enogastronomia nell’esperienza complessiva del turista al Pirovano?
Siamo parte della Strada del Vino e dei Sapori della Valtellina, il primo punto che incontra chi arriva da Bolzano verso Sondrio. Proponiamo una carta che rispecchia il territorio e cerchiamo di valorizzarlo. Gli stranieri, tuttavia, hanno spesso un’idea molto stereotipata della cucina italiana – pizza, pasta, carbonara – e faticano ad avvicinarsi a piatti più tipici come i pizzoccheri. Gli italiani li conoscono e li apprezzano, mentre gli ospiti internazionali sono un po’ più diffidenti.
Proponete iniziative o serate a tema per valorizzare i prodotti locali?
Sì, di solito una sera a settimana organizziamo la cena tipica valtellinese, integrando anche influenze dell’Alto Adige e della Svizzera, vista la posizione di confine del passo. La nostra offerta gastronomica è quindi legata al territorio, ma con aperture a contaminazioni vicine.
Nota un interesse crescente verso l’offerta enogastronomica locale?
C’è ancora molto da lavorare. Non è semplice educare un turista straniero ad apprezzare subito la cucina di territorio. Per esempio, il motociclista spesso è più interessato a bere una birra e riposarsi dopo aver fatto passi alpini; il ciclista, invece, cerca piatti energetici come la pasta. Noi comunque proponiamo sempre specialità locali e qualche innovazione, come i nostri gnocchi alla rapa rossa.


C’è un aneddoto o un ospite che ricorda con particolare piacere?
Gli ospiti sono tutti importanti. Ricordo ad esempio l’ex governatore della Banca d’Italia: tutti eravamo in fibrillazione, ma si è rivelato una persona semplice e piacevole, meno esigente di un cliente meno “famoso”. In passato abbiamo anche organizzato cene benefiche con personalità dello sport e dello spettacolo, eventi che hanno contribuito a sostenere attività di charity a favore del territorio.
Quale messaggio vorrebbe lasciare a chi non conosce ancora lo Stelvio?
Lo Stelvio è il posto più bello del mondo. Non serve aggiungere altro: bisogna venirci e viverlo. Se cercate il lusso, forse non è la meta per voi; ma se cercate natura, autenticità e un po’ di simpatia, allora qui troverete quello che fa per voi.




