L’Osteria da Poldo e Gianna, è stata scelta dalla Cantina Talosa per presentare a Roma il suo Vino Nobile di Montepulciano. Dall’esterno, affacciata su un piccolo vicolo, potrebbe passare inosservata; una volta varcata la soglia, però, si apre uno spazio accogliente, ricco di carattere e impreziosito da un’esposizione di bottiglie che racconta immediatamente la passione per il vino.

È qui che Talosa, storica realtà di Montepulciano, ha portato in degustazione la propria interpretazione di uno dei grandi rossi toscani. A raccontare la cantina, la sua storia e le peculiarità del territorio sono stati Edoardo Mottini Jacorossi e Cristian Pepi, direttore commerciale, mentre il lavoro enologico è affidato a Umberto Trombelli. Un incontro che ha messo al centro non soltanto le etichette, ma soprattutto il percorso di crescita qualitativa del Vino Nobile e la ricerca che sta accompagnando l’evoluzione della denominazione.
Il territorio, la ricerca e il valore delle Pievi
Il filo conduttore della degustazione è stato il rapporto tra esperienza e sperimentazione. I Riserva Chiusino 2019 e 2020 rappresentano, in questo senso, due passaggi significativi: vini che possono essere letti come “prototipi” delle attuali espressioni di Pieve, nate da un lavoro di approfondimento sulle caratteristiche dei singoli territori.
All’assaggio, la crescita qualitativa rispetto al passato appare evidente. La sensazione è quella di una maggiore precisione nella costruzione dei vini, di una ricerca che ha trovato risposte concrete attraverso le diverse prove di vinificazione. Un lavoro che restituisce maggiore riconoscibilità alle etichette e contribuisce a valorizzare non solo Talosa, ma anche l’identità del Vino Nobile di Montepulciano nel suo complesso.




In questo percorso si inserisce il progetto delle Pievi, sul quale il Consorzio sta concentrando attenzione e ricerca per approfondire le peculiarità delle diverse aree della denominazione. L’obiettivo è raccontare Montepulciano attraverso le sue differenze, dando maggiore risalto alle caratteristiche dei luoghi e alla loro capacità di esprimersi nel bicchiere.
La degustazione romana ha offerto così l’occasione per osservare da vicino una trasformazione che non riguarda soltanto lo stile enologico, ma anche il modo di interpretare il territorio.
Il primo confronto è stato affidato al Vino Nobile di Montepulciano DOCG Riserva Chiusino 2019, un vino di 15 gradi che si presenta con un naso ricco e articolato. Le sensazioni floreali e fruttate aprono la strada a un profilo più complesso, nel quale il frutto maturo incontra una speziatura dolce, seguita da richiami di tabacco e cacao. Al palato emergono freschezza e continuità: il sorso conserva energia, mentre le note terziarie aggiungono profondità e accompagnano una persistenza piacevole. Un vino che unisce ricchezza e godibilità senza perdere equilibrio.
Il Vino Nobile di Montepulciano DOCG Riserva Chiusino 2020, anch’esso a 15 gradi, mostra un carattere differente. Il sorso è scorrevole e succoso, sostenuto da una trama speziata e da evidenti richiami balsamici. Sono proprio questi ultimi a dominare la progressione gustativa, regalando al vino una personalità riconoscibile e una sensazione di freschezza aromatica che accompagna la degustazione.
Con il Vino Nobile di Montepulciano DOCG Pieve Le Grazie – Vigna Chiusino 2021 si entra nel cuore della ricerca sulle Pievi. Il vino si distingue per ricchezza e complessità, ma è soprattutto la sua succosità a renderlo interessante. Il frutto maturo è protagonista, accompagnato da note speziate che si sviluppano sul finale. La struttura sostiene il sorso senza appesantirlo, mentre l’insieme restituisce una lettura convincente del carattere del vino e della sua provenienza.
Tre assaggi che, pur nella continuità del territorio, raccontano sfumature diverse e suggeriscono quanto il lavoro sulle vinificazioni possa contribuire a definire l’identità di una denominazione.
La scelta dell’Osteria da Poldo e Gianna si è rivelata particolarmente felice anche sul piano gastronomico. La cucina romana, proposta senza inutili fronzoli, ha accompagnato i vini con piatti riconoscibili, costruiti sulla materia prima e capaci di trovare un dialogo con le diverse sfumature dei calici.
Il percorso si è aperto con il filetto di baccalà in tempura con maionese al basilico, seguito dal cestino di pasta fillo ripieno di ragù d’agnello su salsa bianca al miele. Due preparazioni differenti, accomunate dal gioco tra consistenze e contrasti: la croccantezza della tempura, la freschezza aromatica del basilico, la morbidezza del ragù e la nota dolce della salsa hanno introdotto una dimensione gastronomica vivace, nella quale il vino è chiamato a confrontarsi con sapidità, grassezza e sfumature aromatiche.

In abbinamento sono stati presentati il Vino Nobile di Montepulciano DOCG Alboreto 2022 e il Vino Nobile di Montepulciano DOCG Riserva 2020. La progressione ha permesso di esplorare differenti interpretazioni del Prugnolo Gentile, preparando il palato ai piatti successivi e a vini di maggiore struttura.
Il momento più legato alla tradizione romana è arrivato con i rigatoni di Gragnano alla carbonara con guanciale di Norcia. Un piatto dalla personalità netta, nel quale la cremosità dell’uovo e la componente grassa del guanciale richiedono un vino capace di sostenere il sapore senza sovrastarlo. Il confronto ha dato spazio al Filai Lunghi 2021, inserito nel percorso come ulteriore espressione della cantina.

A seguire, il petto di vitella alla fornara, scaloppato e sfumato alla Malvasia, con patate, ha riportato la degustazione verso una cucina più tradizionale, fatta di cotture, succosità e aromi familiari. La carne e la sua preparazione hanno trovato posto accanto alla Pieve Le Grazie – Vigna Chiusino 2022, ampliando il confronto tra piatto e calice e offrendo un ulteriore sguardo sul percorso stilistico di Talosa.
Il finale è stato affidato a un grande classico della tavola italiana: il tiramisù. Ad accompagnarlo, il Vin Santo di Montepulciano DOC Occhio di Pernice 2007, una chiusura che ha riportato l’attenzione sulla tradizione dolce del territorio e sul valore del tempo nell’evoluzione del vino.

Il merito di questo lavoro è anche quello di inserirsi in una fase importante per il Vino Nobile di Montepulciano, sempre più orientato a raccontare le singole identità del territorio. In questo scenario, Talosa dimostra come la sperimentazione in cantina possa diventare uno strumento per esprimere con maggiore precisione la provenienza, senza rinunciare alla riconoscibilità del proprio stile.

