Nella cultura occidentale l’errore non è qualcosa di buono e lo dimostra la nota battuta di Oscar Wilde, secondo la quale esperienza è il nome che tutti noi diamo ai nostri errori (Lady Windermere’s Fan, Act III, 1891).
Esiste tuttavia un tipo di errore che consideriamo buono, quando fa nascere una nuova visione di qualcosa. In generale pensiamo a questa situazione (fattispecie, per avvocati e dintorni) usando il termine inglese serendipity. La faccio più corta che posso.
Il termine fu coniato (1754) dallo scrittore inglese Horace Walpole, che lo usò nella lettera del 28 gennaio 1754 all’amico Horace Mann, nel senso di una fortunata scoperta non pianificata e lo trasse dal titolo della fiaba The Three Princes of Serendip, opera di Cristoforo Armeno, nativo di Tabriz, che a Venezia nel 1557 pubblicò in italiano il Peregrinaggio di tre giovani figliuoli del re di Serendippo (che sarebbe Ceylon).
Tra molti traggo un frammento: uno di loro scoprì che un cammello cieco dall’occhio destro era passato da poco per la stessa strada, dato che l’erba era stata mangiata solo sul lato sinistro, dove appariva ridotta peggio che sul destro. Magari me la sogno, ma non solo sembra la stanza di A Study in Scarlet (1887) di Sherlock Holmes, ma somiglia ancor di più a Guglielmo di Baskerville che ai frati descrive il cavallo Brunello in fuga, che pure non ha visto (Il nome della rosa, cap. 1, 1980).
Un sacco di eventi importanti sono dati dal convergere del caso e dell’apertura mentale di chi ha trovato l’anomalia: il velcro, il microonde, il Viagra, il Negroni Sbagliato. Chiudendo con il tema, a chi avesse interesse suggerirei T. Pievani, Serendipità. L’inatteso nella scienza, 2021.
Che ci crediate o no, al Bar Basso vedi portare ai tavoli più Negroni che Sbagliati. Il vantaggio dello Sbagliato è ovvio: il Negroni, al netto della diluizione data dallo sciogliersi del ghiaccio, viaggia sui 27°, lo Sbagliato che contiene vino a 12° invece che gin a 40° ha un passo gara di 18°, un terzo in meno, quindi due Negroni equivalgono esattamente a tre Sbagliati. Siccome di solito le signore bevono un po’ meno degli uomini, per esempio perché pesano meno, gradiscono spesso lo Sbagliato, che è anche meno secco. E d’estate la miglior bevibilità diventa un pregio agli occhi e al gusto di molti.
Gli aperitivi freschi, che probabilmente alcuni forestieri avranno bevuto in una estate italiana (Edoardo Bennato e Gianna Nannini, 1990, quando l’Italia ai Mondiali ci andava) hanno lanciato mode se non planetarie almeno internazionali. Lo spritz, che era vino, una spruzzata di acqua e magari un niente di Select, è diventato nel tempo un best seller con due notevoli sostituzioni, ossia il prosecco al posto del vino bianco e l’Aperol al posto del Select (o del Campari). Oggi in tutto il mondo si beve lo spritz e questo ha portato a una crescita verticale nei volumi di vendita del Prosecco. Parentesi intimista. Il Prosecco ha compiuto progressi notevolissimi, diciamo nell’ultimo quarto di secolo, ma le cose che vedevi da bambino o da ragazzino ti restano dentro. Io, ateo ab immemorabile, ho fatto catechismo, comunione e cresima. All’epoca toccare la particola era sacrilegio e oggi quando l’officiante non la mette più nella bocca dei fedeli, ma – giustamente – la consegna nelle mani, io so che è giusto, ma vedo un sacrilegio.
Allora il prosecco costava poco ed era il vino degli ubriaconi e allora gli ubriaconi erano gli ultimi della Terra. E veniva venduto in minuscole bottigliette, forse non raggiungevano il quartino. Se io bevo prosecco capisco che è un prodotto serio, ma in fondo all’anima la mia reazione resta istintiva.
Detto questo, e ricordato che i Britanni ricchi sono stati centrali quantomeno nello sviluppo di (in senso orario) Champagne, Marsala, Xeres, Porto, Bordeaux, per il Britanno medio il Prosecco (anche quello della mia memoria) è un progresso concettuale sulla Ale, e lo spritz diviene un salto quantico.
Più recente è il fenomeno dello Sbagliato, che ha conquistato la Gran Bretagna ed è pronunciato Sbagh-liato. Suppongo che loro lo percepiscano come un upgrade dello spritz e non come la felice colpa del barista innovativo del Bar Basso. Approvo la civilizzazione, peccato solo che ne beneficerà lo stesso vitigno dello spritz, in termini economici sarebbe più efficiente se ne beneficiasse un’altra zona.
Non è serendipity, invece, la moda di cambiare un ingrediente del Negroni. Anche se mia figlia Elettra, laurea magna cum laude in psicologia e dottorato in corso, un po’ mi sfotte perché io sono attento alle regole e dice che sono ossessivo (affermazione vera, peraltro) non ho nulla in contrario a cambiare qualcosa, basta che cambi il nome. Potrei dire che l’atteggiamento ha per fondamento un tema di serietà, di tutela del beone, di ripulsa della frode in commercio, e avrei ragione in diritto, ma temo prevalga il dato mio caratteriale.
A Camaiore, delizioso borgo ai piedi delle Apuane, io e l’Arpia abbiam trovato un Ape Piaggio che mesceva solo gin. C’era un Twist Negroni e ho dovuto provarlo. Un piccolo produttore toscano di Volterra (Spiriti del Bosco) produce un bitter, un vermut e un gin, ma la signora dell’Ape prepara il Twist Negroni con un uvamaro a base di rabarbaro. Può piacere o non piacere, ma è chiaro che è una variazione sul tema. Lecita. A Viareggio, in un bar che non sarà quello di Star Wars, ma per me è passabilmente alternativo (già il nome: This Agio) ho trovato una considerevole selezione di gin, tra i quali il gin Lardo, nella cui infusione c’è del lardo di Colonnata. E ho dovuto provare un’altra variazione: il Negroni IGP, con il gin Lardo.

Molto forte (il gin è a 44°), sorprendente, sbilancia il gusto elegante del Negroni, ma è divertente e andava provato. E ora basta, certo non vi annoierò con trenta variazioni! Per chi non amasse la musica, l’allusione era alle Variazioni Goldberg (BWV 988), che appunto sono trenta e credo siano per ora la vetta della musica. Sempre per il fatto che sono ossessivo.

