Mentre la corsa allo Spazio accelera e le missioni verso la Luna e Marte diventano sempre più concrete, una domanda cruciale si fa strada tra scienza e tecnologia: come garantire agli astronauti un’alimentazione sana, sicura e sostenibile durante missioni di lunga durata?
La risposta potrebbe non arrivare dalle classiche razioni liofilizzate, ma da una serra intelligente progettata sulla Terra per funzionare nello Spazio. È questa la visione di SpaceV, una startup italiana che unisce ricerca agronomica, ingegneria spaziale e biotecnologia per sviluppare sistemi alimentari rigenerativi destinati all’esplorazione umana dello Spazio profondo.
Innovazione italiana al servizio dello Spazio
Fondata dal Dottor Franco Malerba, primo astronauta italiano, SpaceV ha sede a Torino e ha completato un percorso di incubazione presso l’ESA BIC Turin. Oggi si posiziona come uno degli attori più promettenti nel panorama dell’agritech spaziale.
La missione è ambiziosa: supportare l’autonomia alimentare degli astronauti, fornendo loro cibo fresco e nutrizionalmente completo, ma anche contribuire con le sue tecnologie alla resilienza agricola terrestre.
L’idea di fondo è semplice quanto rivoluzionaria: trasformare ogni modulo spaziale in un ecosistema agricolo intelligente, dove luce, acqua, nutrienti e atmosfera siano controllati in tempo reale da sensori e intelligenza artificiale, per consentire alle piante di crescere in condizioni estreme come microgravità, radiazioni cosmiche e assenza di suolo.
La serra adattiva di SpaceV: un salto tecnologico presentato all’IAC 2024
In occasione del Congresso Internazionale di Astronautica (IAC 2024) tenutosi a Milano, SpaceV ha presentato in anteprima mondiale il suo dimostratore PoC (Proof of Concept) di una serra verticale adattiva, pensata per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e per le future basi lunari e marziane.



Il cuore dell’innovazione risiede in un’architettura multilivello adattiva, in cui ripiani mobili seguono la crescita delle piante ottimizzando continuamente lo Spazio disponibile. Grazie a un sistema meccatronico gestito da algoritmi AI, la serra riduce al minimo il volume d’aria da climatizzare, risparmiando energia e migliorando la resa.
Secondo i dati raccolti, questo sistema può generare rendimenti fino al 135% superiori a quelli di una serra tradizionale e ridurre i consumi energetici fino al 45%.
Ogni ripiano può essere dotato di un microclimatizzatore indipendente, permettendo la coltivazione simultanea di piante con esigenze diverse: un vantaggio strategico non solo per l’alimentazione, ma anche per esperimenti scientifici in microgravità.
Oltre l’orbita terrestre: agricoltura per lo Spazio e per la Terra
SpaceV non si limita a coltivare cibo per lo Spazio. Le sue soluzioni hanno ricadute immediate sulla Terra, in particolare per l’agricoltura urbana, la lotta al degrado del suolo e l’adattamento ai cambiamenti climatici.


Studiando la resilienza delle piante in ambienti estremi, il team di SpaceV punta a selezionare varietà più robuste anche per le coltivazioni terrestri, contribuendo così a garantire la sicurezza alimentare globale. L’approccio è olisticamente innovativo: si lavora non solo sull’agronomia, ma anche sulla nutrizione funzionale, la biotecnologia alimentare e lo sviluppo di cibi altamente digeribili ed energeticamente efficienti, adatti al corpo umano in condizioni estreme.
Il risultato? Una nuova generazione di alimenti freschi, vivi e coltivati a bordo delle navicelle o nei futuri habitat lunari, superando definitivamente l’era del cibo spaziale liofilizzato.
Un ponte tra Terra e cosmo
In un mondo che guarda allo Spazio per ispirazione e alla Terra per sopravvivenza, SpaceV rappresenta un ponte concreto tra innovazione spaziale e agricoltura del futuro.
Con il suo lavoro pionieristico, l’azienda non solo supporta la permanenza umana nello Spazio, ma contribuisce a costruire un modello sostenibile per sfamare il pianeta.
🔗 Scopri di più su SpaceV: spacev.bio
Il festival dello Spazio
Si tratta di un evento straordinario che celebra la ricerca scientifica e l’esplorazione del Cosmo. Si tratta della più importante rassegna del nostro Paese dedicata all’esplorazione dello Spazio in tutte le sue declinazioni. Un appuntamento che mette a fattor comune studi, competenze, esperienze e ambizioni di scienziati, astronauti, ingegneri, imprese, venture capital, scrittori, giornalisti, studenti e appassionati per parlare del futuro tra Terra e universo. La nona edizione vede come tema scientifico il ritorno alla Luna per restare, la più grande avventura spaziale di questi anni, interpretata dal Programma NASA – National Aeronautics and Space Administration Artemis, al quale aderisce anche l’Italia. È stata una giornata speciale per me, perché mia figlia Virginia Di Biagio Missaglia ha ricevuto un premio come vincitrice del concorso organizzato dal Festival in collaborazione con la SISRI (Scuola Internazionale Superiore per la Ricerca Interdisciplinare) sostenuto da Leonardo, con un elaborato dal titolo “Copernico, lo spazio e il singolo: un nuovo equilibrio geopolitico”. Un tema affascinante che avvia una riflessione importante sulle trasformazioni globali legate allo spazio e sul ruolo della persona in questa nuova era.











