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Quintodecimo incanta il cielo di Milano

Vini come figli, parole come carezze: la lezione di Luigi Moio a Milano. Quintodecimo al Gran Meliá nella notte in cui il vino ha avuto voce.

Con i vini del professor Luigi Moio, l’Irpinia arriva a Milano portando con sé, down town, le colline fresche dell’entroterra e la costiera amalfitana, distante dall’azienda solo un centinaio di chilometri. Un’aria nuova fatta di sole, di autenticità e di cose ben fatte. Al ristorante Isola del Gran Meliá di piazza Cordusio a Milano, in una serata meravigliosa dove una luna blu ha fatto da lanterna al roof garden allestito per le grandi occasioni, è andata in scena l’eleganza, ma anche l’incontro, perché il vino è sempre scoperta, stupore e meraviglia. Le sensazioni del calice sono sempre nuove: o forse siamo nuovi noi, che guardiamo il vino con occhi diversi, alla ricerca di una sfumatura che poi diventerà emozione. Con ogni calice ci sono sempre un prima e un dopo: l’esperienza inevitabilmente ci cambia. In questo caso, sicuramente in meglio.

Quintodecimo è la maison enologica dell’Irpinia fondata dal visionario Luigi Moio: sono più che il nome di una cantina e di uno dei più grandi enologi al mondo. Sono la testimonianza diventata quotidiana dell’Italia vitivinicola che si affaccia al panorama mondiale dotata solo di eccellenza. Luigi Moio ha scelto personalmente i vini per la cena e se è vero che, come amo raccontare, i vini sono sempre un ritratto di chi li fa, in questo caso Fiano, Greco, Falanghina, Aglianico sono il canto della terra, pensato dal professor Luigi Moio come primo nome per la Cantina, poi diventata Quintodecimo. Esprimono la sua energia, la sua determinazione, la sua eleganza. I calici sono testimoni silenziosi della natura di chi, prima di realizzare i vini, li ha immaginati.

La cena 

C’è una Milano che sorseggia vino con eleganza sartoriale, che ama il dettaglio, la storia, il gesto lento di chi versa un calice come se fosse un profumo. Mentre tutto intorno è di corsa, come nella migliore tradizione meneghina, questa cena è un invito a rallentare. E Milano, mercoledì 11 giugno, ha trovato il suo palcoscenico più scenografico al rooftop del ristorante Isola, all’ultimo piano del Palazzo Cordusio Gran Meliá. Un luogo che sembra sospeso tra i tetti liberty e un sogno mediterraneo. In una cornice che evocava Capri e Ischia più che il centro finanziario della città, si è tenuta una Wine Dinner couture dedicata alla Cantina Quintodecimo. Non una semplice degustazione, ma un’esperienza di bellezza: nel calice, nel piatto, nell’aria. La serata si è aperta con un brindisi haute-couture: Veuve Fourny Blanc de Blancs Premier Cru Extra-Brut by Magnum, il partner perfetto per accendere l’atmosfera tra i commensali, le luci soffuse e il tramonto di sottofondo. Poi, il viaggio di gusto ha preso il volo, firmato dallo Chef Andrea Nani, anima elegante e cosmopolita della cucina di Isola. Il suo tocco? Autentico, ma sempre con quel twist internazionale che parla la lingua del lusso contemporaneo. 

Crudo di tonno rosso, arance e basilico con Falanghina Via del Campocalamarata all’astice con pomodori confit e due etichette cult: Exultet Fiano e Giallo d’Arles Greco di Tufo. Piatti che sembravano disegnati per Instagram, ma con una profondità di gusto che parlava d’altro: di radici, territorio. Cibi veri per una materia prima viva.

Il rombo arrosto con crema di cozze e finocchi ha trovato il suo alter ego nella Grande Cuvée Luigi Moio 2022, mentre il piccione arrosto con fondo, cipollotto e ciliegie ha dialogato con l’eleganza dei rossi Terra d’Eclano e Vigna Quintodecimo Taurasi.

I rossi di Luigi Moio

I grandi rossi del Professore sono espressione di quanto, per Quintodecimo, l’affinamento sia una vera sfilata di precisione: ogni calice è studiato per durare nel tempo, sorprendere all’olfatto e rimanere coerente nel gusto. È il risultato di una tecnica sartoriale che esalta struttura, eleganza e radici, senza scadere nella retorica del legno ed evitando qualunque forma di omologazione. L’élevage, espressione immaginifica e decisamente più poetica rispetto a “invecchiamento”, è per Luigi Moio, legato ad un percorso che non ha fretta e che porta il vino a raggiungere il massimo delle sue potenzialità sensoriali, pronto per essere goduto. Lentamente, secondo natura: il suo approccio è quasi musicale e lascia spazio alla composizione graduale degli aromi e al picco evolutivo. La barrique, tutt’altro che da demonizzare, è uno strumento  tecnico: funziona come un bioreattore che favorisce la polimerizzazione dei tannini e la stabilità del vino. Un processo essenziale per aromatizzare il vino e per garantirne longevità, struttura e pulizia olfattiva.  

In chiusura

A chiudere la cena un gelato artigianale, fresco e disinvolto. Dietro ogni bottiglia, la visione di Luigi Moio: enologo, professore, creativo e sognatore di professione. Ogni vino è un manifesto, una dichiarazione di intenti, un desiderio realizzato. La regia enologica di Raffaele Silvestre, Head of Wine del Gran Meliá, ha fatto il resto, trasformando la cena in una collection di sapori, emozioni, terroir.

Nell’introduzione ad ogni calice, che il professor Luigi Moio ha fatto con amore e rispetto parlando dei vini come se fossero figli, ha raccontato la naturalità, il ritorno al frutto, l’importanza di non dimenticare che tutto parte proprio da lì, da un grappolo d’uva. Nel rispetto di quello che la natura ha dato, i trattamenti in cantina sono molto limitati, deputati esclusivamente a guidare un processo. Le portate scorrono, con loro le diverse etichette proposte in degustazione e la piacevolezza della serata: perché quando un vino è straordinario, non può che farti stare bene. La convivialità, le chiacchiere, il wine and food pairing non sono altro che la cornice ideale ad una serata estiva che sa di desiderio di condivisione. Una notte che ha avuto il profumo della terra campana e l’allure di una sfilata privata. Alta moda, alta enologia. Vino, visione e vertigine: la Campania è salita sul tetto di Milano e il profumo dell’Irpinia ha conquistato Milano con la wine dinner di Quintodecimo, tra le stelle e il vino: Luigi Moio firma una serata da ricordare.

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