Dalla barrique a un nuovo progetto
Mattia Franzelli lavora da tempo con le barrique che hanno concluso il loro ciclo in cantina. Con Barriqade le recupera e le trasforma in arredi e oggetti, cercando di conservare nel legno i segni della loro storia. Ogni lavoro nasce dalla scelta della botte e prosegue attraverso la progettazione e la lavorazione artigianale, tenendo conto dello spazio a cui sarà destinato.

Oakculto, il suo nuovo progetto, si concentra su un momento preciso: la presentazione del vino all’ospite. Le immagini mostrano oggetti in cui il legno è accostato alla pietra, con forme diverse ma accomunate dalla stessa attenzione ai materiali. Franzelli li immagina come parte dell’esperienza di servizio: la loro presenza può incuriosire chi li osserva e offrire un’occasione per parlare del vino prima ancora di versarlo.


Il momento in cui si presenta un vino
In un ristorante o in una cantina, il modo in cui una bottiglia viene presentata può influire sull’esperienza di chi la assaggerà. A volte bastano poche parole sulla sua provenienza o sulla persona che l’ha prodotta per creare un legame. Oakculto parte da questa idea e propone di dedicare maggiore attenzione anche ai gesti e agli oggetti che accompagnano il servizio.
Nel materiale di presentazione si parla di un «rito in cinque atti», senza descriverne la sequenza. Il concept indica cinque temi — rito, materia, emozione, spazio e visione — che aiutano a capire la direzione del progetto. Vi compaiono l’attesa, la cura, la luce e l’atmosfera: aspetti familiari a chi si occupa di accoglienza e che possono contribuire a rendere più coinvolgente il momento della degustazione.
La scelta del legno e della pietra
Il legno della barrique è il punto di partenza del lavoro di Barriqade. Franzelli seleziona botti a fine ciclo, le smonta e ne utilizza le parti per realizzare pezzi unici o progetti su misura. Le venature e le tracce lasciate dal tempo rimangono parte dell’aspetto finale degli oggetti.

In Oakculto a questo materiale si aggiunge la pietra. L’accostamento richiama due elementi familiari a chi frequenta le cantine e dà agli oggetti una presenza particolare. Nelle fotografie si distinguono le superfici e i colori dei due materiali: dettagli che invitano ad avvicinarsi e a osservare come sono stati lavorati.
Un oggetto che apre una conversazione
Franzelli definisce Oakculto un raconteur, qualcosa che racconta. Il termine esprime ciò che il progetto vorrebbe fare: offrire a chi presenta un vino un punto da cui cominciare, senza imporre un copione. In una cantina quel racconto potrebbe partire dalla barrique da cui proviene il legno; in un ristorante, dalla bottiglia scelta per una certa occasione.

È questa la parte di Oakculto che trovo più interessante. Gli oggetti possono contribuire all’atmosfera di un luogo, ma acquistano valore quando qualcuno li usa per entrare in relazione con gli ospiti. Il progetto di Franzelli invita a prestare attenzione a quel passaggio, lasciando che siano le persone, insieme al vino, a dargli significato.

