Capri ha un profumo. Anzi, ne ha molti: quello dei limoni quando il sole li scalda, del rosmarino, dei fiori che spuntano oltre i muri delle ville, del sale rimasto sulla pelle dopo il mare. Ha l’odore della macchia mediterranea e quello più indefinibile dell’aria, soprattutto quando ci si allontana dalla folla e l’isola torna improvvisamente intima.

Durante il mio recente viaggio a Capri sono entrata nel Laboratorio Carthusia, a pochi passi dai Giardini di Augusto. Un indirizzo che racconta un volto diverso dell’isola, lontano per qualche istante dalla Piazzetta, dagli hotel iconici, dagli yacht e dal rito dell’aperitivo.

Qui Capri diventa essenza.
Ed è affascinante scoprire che dietro uno dei nomi più riconoscibili della profumeria italiana ci sia ancora un laboratorio profondamente legato all’isola che lo ha generato. Una leggenda che profuma dal 1380: la storia ha l’eleganza delle leggende. Si torna al 1380 e all’arrivo a Capri della regina Giovanna d’Angiò. I monaci della Certosa avrebbero raccolto per lei i fiori più belli dell’isola e li avrebbero lasciati nell’acqua. Quando arrivò il momento di eliminarla, si accorsero che quell’acqua aveva catturato qualcosa: un profumo misterioso. Quasi seicento anni dopo, nel 1948, il priore della Certosa ritrovò le antiche formule e le affidò a un chimico. Da quella memoria nasce Carthusia, nome che rimanda proprio alla Certosa e che oggi continua a custodire un legame quasi fisico con Capri.

La maison è affidata alla famiglia Ruocco, caprese da generazioni, mentre quello che Carthusia definisce il più piccolo laboratorio di fragranze al mondo continua a trovarsi qui, a pochi passi dai Giardini di Augusto. Una posizione che sembra già una dichiarazione di stile.
Dentro il laboratorio
Visitare il laboratorio permette di guardare un profumo prima che diventi quell’oggetto bellissimo che siamo abituati a vedere su una mensola, in una boutique o dentro una valigia pronta a partire.
Prima del flacone ci sono gesti, formule, materie, lavorazioni e una dimensione artigianale che Carthusia continua a rivendicare come parte della propria identità. Le fasi della produzione vengono eseguite a mano e il riferimento alla natura caprese attraversa l’intero universo olfattivo della maison. Fuori ci sono il blu del mare, il verde, la luce quasi abbagliante dell’isola. Dentro ritrovi limone, bergamotto, arancio, rosmarino, fico selvatico, gelsomino, tuberosa, legni, erbe aromatiche e note marine. È come passare dal paesaggio alla sua interpretazione olfattiva.

Un guardaroba di profumi
Carthusia ha costruito negli anni un vero guardaroba olfattivo di Capri. A’mmare porta sulla pelle bergamotto, rosmarino, cristalli di sale, note marine e menta: fresco, luminoso, con quella sensazione quasi irresistibile di pelle ancora salata. Aria di Capri sceglie limone e arancio, mimosa e pesca. Io Capri incontra il fico selvaggio e le foglie di tè. Mediterraneo gioca sulla freschezza delle foglie di limone e del tè verde. Poi arrivano i fiori di Fiori di Capri, il carattere seducente di Tuberosa, l’eleganza agrumata e marina di Via Camerelle, fino a Terra Mia, che cambia registro e porta nella composizione caffè, nocciola, vaniglia, neroli e pepe rosa. Nomi che sembrano indirizzi, stati d’animo, cartoline da infilare in valigia. Non raccontano tutti la stessa Capri, ed è proprio questo il loro fascino. C’è quella solare, quella mondana, quella vegetale, quella sensuale. C’è la Capri del mare e quella dei giardini, quella del pomeriggio luminosissimo e quella che comincia quando scende la sera. La parte più glamour di Carthusia, paradossalmente, è la sua autenticità.

In un’isola che ha fatto dello stile una firma internazionale, frequentata e amata da artisti, scrittori, attori e protagonisti del jet set, la maison non ha bisogno di trasformare Capri in scenografia. La possiede già nel proprio DNA. E forse è questo a rendere contemporaneo il marchio. Il Mediterraneo non diventa un semplice codice estetico, ma un linguaggio: colori, botanica, luce, materie, nomi. Persino la sobrietà dichiarata dello stile italiano trova qui una declinazione particolare, perché incontra un’isola che da sempre conosce l’arte di essere sofisticata senza perdere una certa naturalezza. Carthusia porta così Capri fuori da Capri: Milano, Roma, Tokyo, Hong Kong. Il viaggio continua, ma l’indirizzo sentimentale rimane sull’isola. Uscendo dal laboratorio, la cosa più sorprendente è ritrovare fuori ciò che pochi minuti prima si è sentito dentro. Il limone. Le foglie. Il mare. Il sole. I fiori. E allora viene naturale pensare che il profumo abbia qualcosa in comune con il vino: entrambi affidano all’olfatto una parte enorme della memoria. Basta una nota, a volte, e un luogo ritorna intero.
Capri così si lascia guardare, fotografare, desiderare. Ma soprattutto resta addosso.


