Written by 5:26 pm Eventi, Wine

Cesanese, un rosso fuori rotta

A Trevi nel Lazio Stefania Fava firma un racconto al femminile dedicato a uno dei vitigni più identitari e ancora sorprendentemente contemporanei della regione. Otto vini, quattro realtà produttive e un territorio che nel Cesanese trova una delle sue espressioni più autentiche.

Il Cesanese ha il fascino delle cose che non si sono ancora fatte leggere fino in fondo. Ha storia, identità, carattere, ma conserva margini di sorpresa. E proprio qui sta la sua forza: nel non essere un vitigno cristallizzato in un’immagine definitiva, nel poter ancora cambiare passo, linguaggio, percezione.

Trevi nel Lazio è stato il luogo giusto per raccontarlo: il 12 agosto ha accolto “Cesanese, le donne, il territorio, il futuro”, degustazione realizzata con il supporto del Comune e della Pro Loco e condotta dalla giornalista e sommelier Stefania Fava.

Una sera d’estate, un borgo dell’Appennino laziale e otto calici sono diventati il punto di partenza per osservare il Cesanese da una prospettiva diversa: meno prevedibile, decisamente contemporanea.

Il Lazio oltre le cartoline

Roma esercita inevitabilmente una forza magnetica sull’immaginario della regione. Ma basta allontanarsi dalla Capitale perché il Lazio cambi ritmo e paesaggio. L’Alta Ciociaria mostra un volto più appartato: montagne, piccoli centri, boschi e campagne compongono una geografia dalla forte personalità, che proprio nel vino trova uno dei suoi linguaggi più efficaci.

Il Cesanese appartiene profondamente a questa geografia. Rosso autoctono dalla storia antica, negli ultimi anni sta progressivamente abbandonando alcune letture del passato per mostrare un profilo più articolato. Eleganza, profondità, energia, finezza aromatica e differenti possibilità interpretative ne stanno ampliando il vocabolario.

È forse questo uno degli aspetti più affascinanti: il Cesanese ha ancora molto da dire. Non è un vino arrivato alla fine della propria narrazione, ma un protagonista che sta definendo adesso il modo in cui desidera presentarsi fuori dai propri confini.

Otto calici, quattro interpretazioni

Stefania Fava ha costruito la degustazione mettendo a confronto quattro realtà e otto etichette: Terenzi, con Cesanese DOCG Colle Forma 2023 e Vajo Scuro 2022; Rapillo, con Cesanese del Piglio DOCG 2025 e SeroNero DOCG 2023; Maria Elena Sinibaldi, con Bivi! 2022 e Bosco Castello 2022; Petrucca & Vela, con Agape 2024 e Tellures 2020.

Più che costruire una graduatoria, il percorso ha permesso di mettere accanto annate, sensibilità e scelte produttive differenti. È proprio nella pluralità che il Cesanese mostra una delle sue caratteristiche più interessanti: la possibilità di mantenere riconoscibile la propria matrice identitaria senza costringersi dentro un unico stile.

Stefania ha accompagnato il pubblico attraverso le diverse espressioni del vitigno, lasciando che il calice diventasse uno strumento per leggere anche ciò che gli sta intorno: famiglie, vigneti, luoghi, evoluzioni produttive.

Stefania Fava, una regia tutta al femminile

Sommelier e autrice specializzata in vino, territorio e lifestyle, Stefania Fava collabora con VinoNews24 e Italia TV e affianca all’analisi sensoriale un lavoro di divulgazione dedicato ai territori, agli artigiani del gusto, all’arte e alla cultura.

Una formazione che le permette di muoversi tra precisione tecnica e racconto, scegliendo un linguaggio che mantiene il rigore della degustazione senza trasformarla in un esercizio per soli addetti ai lavori.

A Trevi nel Lazio questa impostazione ha trovato una materia particolarmente fertile. Valorizzare il Cesanese oggi significa certamente raccontarne profumi, struttura ed evoluzione, ma soprattutto restituirgli una posizione culturale e contemporanea.

«Il Cesanese cresce quando cresce il suo territorio: ogni vigneto, ogni scelta produttiva, ogni storia familiare contribuisce a rafforzare l’identità di questa uva straordinaria», ha sottolineato Fava. «A Trevi nel Lazio abbiamo visto quanto il futuro del vitigno passi dalla capacità di custodire le radici e, allo stesso tempo, di credere nella sua evoluzione».

Le donne e una nuova grammatica del vino

Dentro questa evoluzione c’è una presenza femminile sempre più significativa. Produttrici, tecniche, comunicatrici e professioniste stanno contribuendo a cambiare la percezione del Cesanese e, insieme, l’immagine del territorio che lo produce.

Non si tratta semplicemente di applicare al vino una categoria di genere. Il dato interessante è la moltiplicazione degli sguardi: sensibilità differenti entrano nelle aziende, nella comunicazione, nelle degustazioni e nelle strategie con cui una denominazione decide di presentarsi al pubblico.

La serata di Trevi nel Lazio ha portato questo elemento in primo piano collegandolo direttamente alla parola “futuro”. Un futuro che passa dalla qualità nel bicchiere, naturalmente, ma anche dalla capacità di costruire attorno al vino desiderio, cultura, esperienza e appartenenza. Il Cesanese possiede molti degli elementi che il viaggiatore contemporaneo cerca: autenticità, una relazione fortissima con il luogo, produzioni da scoprire e una geografia ancora lontana dalla sovraesposizione di altre destinazioni enologiche italiane.

Trevi nel Lazio, con il Castello Caetani a dominare il borgo e una sera d’agosto costruita intorno al vino, suggerisce proprio questa possibilità: fare del Cesanese non soltanto un’etichetta da conoscere, ma una porta d’ingresso verso un Lazio differente. La sfida è dare a questo rosso lo spazio, il linguaggio e l’immagine che merita senza snaturarne il carattere. Stefania Fava, mettendo insieme donne, produttori e territori diversi intorno allo stesso tavolo, ne ha offerto una lettura nuova e interessante.

Visited 250 times, 1 visit(s) today
Close