Written by • 4:58 pm• Affine

Core Mio. Un cuore davanti agli occhi e la libertà di osare

Colorati, ironici, volutamente fuori dagli schemi, nascono da un momento difficile della vita di Laura Gobbi e vengono realizzati artigianalmente in Cadore. Core Mio sono occhiali da sole, certo, ma dentro quelle montature a forma di cuore c’è anche una storia molto personale, che parla della libertà di tornare a essere esattamente ciò che si è.

#Osa! è la parola che Laura Gobbi ha scelto per accompagnare Core Mio, gli occhiali da sole a forma di cuore nati in un momento della sua vita nel quale osare aveva ben poco a che fare con una montatura eccentrica. PR, esperta di marketing territoriale e consulente di comunicazione nel mondo food&wine, Laura lavora da anni con le storie degli altri, le ascolta, le mette a fuoco, trova il modo giusto per raccontarle. Questa volta la storia è la sua e comincia da un passaggio difficile, di quelli che interrompono la normalità e obbligano a rimettere in discussione parecchie cose, comprese quelle che fino a un momento prima sembravano scontate.

«A volte la vita ci mette a dura prova. Senza avvisare, senza la minima possibilità di avere il tempo di trovare un riparo o prepararci mentalmente alla caduta». Laura parte da qui e non addolcisce il racconto. Ricorda però anche una persona arrivata proprio mentre tutto sembrava precipitare e una frase che, in quel momento, le ha permesso di tornare a respirare. È in questa storia molto privata che bisogna cercare l’origine di Core Mio e anche il senso di un oggetto che, visto semplicemente per quello che è, potrebbe sembrare soltanto divertente, colorato, persino un po’ irriverente. Per Laura quel cuore portato davanti agli occhi ha significato molto di più.

La forma non ha bisogno di grandi spiegazioni. È un cuore, immediato e riconoscibile, solo che qui diventa grande, colorato e decisamente poco incline a passare inosservato. C’è ironia, naturalmente, c’è femminilità e c’è anche quella dose di eccentricità che rende alcuni accessori molto più interessanti quando vengono indossati con naturalezza, senza preoccuparsi troppo di quello che penseranno gli altri. Laura, del resto, lo dice chiaramente: «Non sono per tutti. Solo per persone speciali che hanno qualcosa da raccontare». E guardandoli si capisce cosa intende. I Core Mio non hanno alcuna intenzione di essere neutri e probabilmente chi li sceglie nemmeno.

Il primo modello si chiama Vittoria, un nome che nella storia di Laura non sembra scelto per caso. Esiste nella versione più essenziale oppure con strass bianchi che seguono il profilo del cuore; si può scegliere il colore degli strass e sulle aste si possono incidere un nome, una frase, una dedica o un simbolo. La produzione porta in Cadore, dove l’occhialeria appartiene alla storia industriale e artigianale del territorio: le montature nascono da lastre di acetato prodotte in Italia e vengono lavorate artigianalmente, una scelta che consente anche di intervenire sulle personalizzazioni e su quei particolari che rendono ogni pezzo più vicino alla persona che lo indosserà.

Naturalmente c’è il colore, e ce n’è parecchio. Verde, giallo, rosso, viola, ottanio, fucsia, ma anche nero e bianco, perché persino dentro un progetto così esuberante c’è spazio per chi preferisce muoversi tra gli estremi. Laura ha associato a ogni tonalità un significato e la scelta, almeno nelle sue intenzioni, dovrebbe avere poco a che vedere con la borsa, le scarpe o l’abito del momento. Il verde parla di pace interiore, il giallo porta con sé energia creativa, il rosso vigore e potenza, mentre il viola si lega alla consapevolezza. L’ottanio sta in quel territorio sottile tra ciò che siamo e ciò che lasciamo vedere, il fucsia ha la leggerezza e l’empatia dalla sua parte. Restano il nero, magnetico e naturalmente elegante, e il bianco, più aperto e libero, quasi una pagina sulla quale decidere cosa scrivere.

Dopo Vittoria sono arrivate Carlotta, Nina e Anita e qui Laura si diverte a immaginare non soltanto degli occhiali, ma le donne che potrebbero indossarli. Carlotta attraversa la città in scooter con il suo cane, è curiosa, dinamica, sportiva senza rinunciare all’eleganza e della moda sembra prendere soprattutto quello che le piace. Nina ha un altro passo: potrebbe recuperare il filo di perle della nonna, metterlo con jeans e camicia bianca di seta e uscire sentendosi perfettamente a posto, senza bisogno di aggiungere altro. Anita, invece, ha «la rivoluzione dentro», affronta la giungla metropolitana con una sicurezza che sembra appartenerle da sempre e la sera sale su un rooftop per bere il suo vermouth preferito, anche se dietro quell’aria decisa rimane una parte più delicata che non concede immediatamente a tutti. Sono ritratti appena accennati, volutamente leggeri, nei quali riconoscersi oppure semplicemente divertirsi a immaginare un’amica.

È forse qui che Core Mio trova la sua dimensione più interessante. Non tanto nel tentativo di trasformare un paio di occhiali in una dichiarazione programmatica, quanto nella possibilità di giocare con il proprio modo di essere, con il colore e con un accessorio che non pretende discrezione. La moda, quando la si vive senza prenderla troppo sul serio, serve anche a questo: permette di cambiare un dettaglio, provare qualcosa che normalmente non avremmo scelto, concedersi una piccola eccentricità e scoprire che, tutto sommato, ci somiglia più del previsto.

Dietro resta la storia di Laura, che dà a quel cuore un significato inevitabilmente diverso. Ma non occorre aver vissuto la sua stessa esperienza per indossarlo. Basta forse riconoscersi in quell’#Osa! che accompagna il progetto e interpretarlo a modo proprio, anche semplicemente scegliendo un fucsia acceso quando tutti si aspettavano il nero.

Perché qualche volta osare può essere anche una cosa molto semplice: mettersi un cuore davanti agli occhi e uscire.

Visited 4 times, 4 visit(s) today
↑
Close