Ci sono vini che nascono da una convinzione tecnica. Altri da una visione. Altri ancora da una storia personale così profonda da diventare, con il tempo, inevitabile. Il Blanc de Noirs di Monsupello appartiene a quest’ultima categoria: è il risultato di un rapporto lungo, meditato, quasi ostinato con il Pinot Nero, vitigno che qui non è mai stato una moda, ma una presenza costante, interrogata e rispettata.
Oggi questo Metodo Classico si apprezza più che mai, perché racconta una scelta compiuta fino in fondo. E perché il tempo – ingrediente essenziale di questo vino – ha fatto il suo lavoro.
Il Pinot Nero come vocazione
Chi conosce Pierangelo Boatti sa che il Pinot Nero è sempre stato il suo punto di riferimento. Un vitigno difficile, esigente, che non concede scorciatoie. Un vitigno che chiede precisione, ascolto, continuità. Non è un caso se proprio attorno al Pinot Nero si è costruita, negli anni, gran parte dell’identità spumantistica di Monsupello.
Il Blanc de Noirs rappresenta però un passaggio ulteriore: non una semplice interpretazione, ma una presa di posizione. Un Metodo Classico interamente da Pinot Nero, senza il supporto dello Chardonnay, storicamente presente nello stile della cantina. Una scelta non scontata, che segna una linea di demarcazione chiara tra passato e presente.

Un lavoro condiviso, una visione comune
Questo vino è il frutto di un percorso condiviso, portato avanti con coerenza insieme alla sorella Laura Boatti, e con gli enologi Stefano Torre e Federico Fermini. Un gruppo che lavora in sintonia da anni, conoscendo a fondo i vigneti, le parcelle, le risposte del Pinot Nero nelle diverse annate.

Qui non c’è ricerca di effetto, ma la volontà di arrivare a una sintesi: lasciare che il vitigno si esprima da solo, con misura e profondità, affidandosi al tempo di affinamento e alla precisione delle scelte enologiche. In questo senso, il Blanc de Noirs è anche una dichiarazione silenziosa: ce l’abbiamo fatta, senza forzature, senza compromessi.

Il tempo come chiave di lettura
Nel calice, il vino non alza mai la voce. Il colore è luminoso, il perlage fine e continuo. I profumi si muovono su registri eleganti: note di pane e lieviti maturi, fiori bianchi, una trama minerale che rimanda chiaramente alle colline dell’Oltrepò Pavese. Il sorso è teso, verticale, sapido, con una progressione che invita all’ascolto.
È un Metodo Classico che si apprezza sempre di più con il tempo, capace di evolvere e di arricchirsi senza perdere equilibrio. Non è un vino immediato, ma un vino che accompagna, che cresce insieme a chi lo sceglie, bottiglia dopo bottiglia.
Una scelta identitaria
Il Blanc de Noirs di Monsupello non è una novità da annunciare, ma una conferma da comprendere. Racconta una cantina che ha deciso di fidarsi della propria esperienza, di seguire fino in fondo la vocazione per il Pinot Nero, anche quando questo ha significato abbandonare strade consolidate.

È un vino che parla di persone prima ancora che di tecnica. Di territorio vissuto quotidianamente. Di un’idea di Metodo Classico che non cerca l’effetto, ma la durata. E che, proprio per questo, oggi trova la sua piena maturità.
Un vino da bere con attenzione. E da ricordare.

Didascalie, oltre alle bottiglie del nuovo Metodo Classico:
Il team Monsupello
Pierangelo e Laura Boatti
Gli assaggi di Pierangelo Boatti
