Dal Veneto alla Toscana, fino alla Puglia, Tinazzi ha costruito nel tempo un progetto vitivinicolo fondato sulla continuità, sulla solidità familiare e su una visione chiara della qualità. Un percorso iniziato nel 1968, cresciuto senza strappi né accelerazioni forzate, che ha portato l’azienda a essere oggi presente in oltre 50 Paesi nel mondo, mantenendo intatto il legame con i territori d’origine

Fondata da Eugenio Tinazzi, l’azienda è oggi guidata da Gian Andrea Tinazzi insieme ai figli Francesca e Giorgio. Una gestione familiare strutturata, in cui i ruoli sono ben definiti e complementari: produzione e qualità, amministrazione e controllo, sviluppo commerciale e promozione. Un modello che consente all’azienda di superare i tre milioni di bottiglie prodotte ogni anno, con una forte vocazione all’export, che rappresenta oltre il 94% del fatturato.
Tre territori, tre anime produttive
La crescita di Tinazzi si fonda su una scelta precisa: investire in territori diversi, rispettandone le peculiarità e traducendole in vini capaci di esprimere un’identità chiara. In Veneto si concentrano le radici storiche dell’azienda. Poderi Campopian, nel cuore della Valpolicella Classica, si distingue per l’altitudine – 670 metri sul livello del mare – che conferisce ai vini tensione, finezza ed eleganza. Tenuta Valleselle, affacciata sul Lago di Garda, restituisce invece un profilo più sapido e luminoso, fortemente legato al microclima gardesano.


In Toscana, sulle colline di Greve in Chianti, Tenuta Pian del Gallo interpreta il Chianti Classico attraverso una produzione limitata e attenta, dove struttura e profondità convivono con equilibrio e precisione.
La Puglia completa il quadro con Cantina San Giorgio e Feudo Croce: qui il clima mediterraneo e i vitigni autoctoni dell’Alto Salento danno origine a vini intensi, solari e generosi, sempre guidati da una lettura misurata e coerente.

Uno stile comune, riconoscibile
Se i territori sono diversi, la mano è una sola. Lo stile Tinazzi si riconosce nella pulizia espressiva, nella ricerca dell’equilibrio e in una coerenza qualitativa che attraversa tutte le produzioni. Ogni vino nasce da un confronto continuo tra enologi, agronomi e famiglia, con un controllo diretto su ogni fase del processo produttivo. L’obiettivo non è omologare, ma rendere leggibili le differenze, mantenendo una cifra stilistica comune. Questo approccio emerge con chiarezza anche nella selezione dei vini simbolo delle diverse tenute, che rappresentano interpretazioni fedeli dei rispettivi terroir, unite da un linguaggio elegante e riconoscibile
La degustazione: tre vini, tre territori, un’unica lettura stilistica
La degustazione restituisce in modo immediato la filosofia Tinazzi: interpretare territori diversi senza forzarli, lasciando emergere identità precise, legate da una comune ricerca di equilibrio e precisione.

Reguso – Valpolicella Classico Superiore DOC
Nel calice si presenta con un colore rosso rubino brillante, di tonalità tenue ma luminosa. Il profilo aromatico è fine e stratificato, con note di ciliegia, fragolina di bosco e ribes, accompagnate da richiami floreali e lievi accenni speziati. Al palato è scorrevole e teso, con una trama tannica sottile e un finale sapido che richiama l’altitudine dei vigneti di Poderi Campopian. Un Valpolicella giocato sull’eleganza e sull’armonia.

Chianti Classico DOCG – Tenuta Pian del Gallo
Il naso esprime con chiarezza il carattere del Sangiovese: marasca, erbe aromatiche, alloro e spezie nobili. Il sorso è strutturato ma misurato, sostenuto da tannini ben integrati e da una freschezza viva che accompagna lo sviluppo gustativo. Il finale è lungo e coerente, con una persistenza che restituisce profondità e tensione.

Diodoro – Primitivo di Manduria DOP
Colore rosso intenso e compatto, profumi ampi di frutta rossa e nera matura – prugna e mora – arricchiti da note speziate di cannella e lievi accenni tostati. Il palato è pieno e avvolgente, caldo ma ben equilibrato, con una struttura solida e un finale lungo e appagante, profondamente mediterraneo.
Tre interpretazioni diverse, fedeli ai rispettivi territori, che condividono una visione comune fatta di pulizia, equilibrio e coerenza stilistica.
Sostenibilità come pratica concreta
Per Tinazzi la sostenibilità non è una dichiarazione di principio, ma un percorso misurabile. Dal 2021 l’azienda racconta il proprio impegno attraverso il progetto Tinazzi (R)Evolution e il Bilancio di Sostenibilità annuale. Interventi concreti – come l’installazione di impianti fotovoltaici, l’adozione di sistemi avanzati di depurazione delle acque, la selezione di lieviti autoctoni e la sperimentazione di vitigni PIWI – testimoniano una visione orientata al lungo periodo. Accanto alla dimensione ambientale, l’azienda lavora anche sulla sostenibilità economica e sociale, rafforzando il legame con le comunità locali e valorizzando il capitale umano.

Accoglienza ed enoturismo
Alla produzione vinicola Tinazzi ha affiancato nel tempo un progetto strutturato di accoglienza. Le tenute sono pensate come luoghi da vivere: alloggi immersi nei vigneti, degustazioni guidate, percorsi esperienziali e corsi di cucina permettono di entrare in contatto diretto con il territorio e con la filosofia aziendale. L’enoturismo diventa così uno strumento di racconto, capace di trasformare il vino in esperienza culturale e sensoriale.
Una visione che guarda lontano
Presente in oltre 50 mercati internazionali, Tinazzi rappresenta un esempio di crescita coerente e consapevole. Un progetto familiare che unisce rigore produttivo, apertura al mondo e rispetto per la terra, dimostrando come la qualità, quando è sostenuta da una visione chiara, possa diventare un linguaggio condiviso.
