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Librandi, il respiro della Calabria tra vino, ulivi e Mediterraneo

Tre generazioni, un territorio, una visione: a Cirò Marina la storia della famiglia Librandi diventa racconto di identità, ricerca e sostenibilità.

Tra le scintille di luce del Mar Ionio e il disegno silenzioso delle colline, a Cirò Marina, la Calabria si fa paesaggio interiore prima ancora che geografia. È qui che la famiglia Librandi ha costruito, in oltre un secolo di storia, una delle avventure più significative del vino italiano del Sud: un percorso fatto di terra, di intuizioni, di memoria e di visione. Un racconto che oggi parla il linguaggio del mondo, ma che continua a nascere da una relazione profonda e quotidiana con questo angolo di Mediterraneo.

La viticoltura, per i Librandi, non è mai stata semplice produzione. È piuttosto un atto culturale, un gesto identitario, una responsabilità verso un territorio che da sempre si riconosce nel vino. Dalle prime vigne ai grandi progetti di ricerca sugli autoctoni, dalla tutela della biodiversità alla sostenibilità certificata, l’azienda ha costruito nel tempo un modello che tiene insieme rigore scientifico e sensibilità artigianale, radici e futuro.

Cirò, patria del Gaglioppo e del Greco Bianco, è il cuore simbolico e produttivo di questo racconto. Un territorio che non è solo denominazione, ma cultura, storia, gesto agricolo e paesaggio. Intorno a questo cuore pulsano oggi le sei tenute della famiglia, un mosaico di suoli, altitudini e microclimi che restituisce, vendemmia dopo vendemmia, una Calabria complessa, luminosa, profondamente autentica.

Una storia di famiglia tra memoria e visione

La storia dei Librandi è quella di una famiglia che ha saputo attraversare le generazioni senza smarrire il senso profondo del proprio lavoro. Dopo Tonino e Nicodemo, protagonisti della grande crescita del Novecento, oggi l’azienda è guidata da Raffaele e Paolo Librandi, insieme a Francesco e Teresa, figli della seconda generazione. Una continuità che non è mai stata ripetizione, ma evoluzione costante.

Negli anni Cinquanta arriva la scelta decisiva: accanto alla produzione agricola nasce l’organizzazione per l’imbottigliamento e la commercializzazione, segnando l’inizio di un percorso imprenditoriale capace di portare il nome della Calabria fuori dai suoi confini. Da allora, l’obiettivo principale è rimasto immutato: diffondere la conoscenza del patrimonio vitivinicolo calabrese, raccontandone ricchezza, biodiversità e potenzialità.

Calabria autentica, tra mare, colline e macchia mediterranea

Racchiusa tra due mari, la Calabria disegna un paesaggio mutevole e potente: montagne aspre, boschi profondi, colline dolci, spiagge chiarissime. I vigneti Librandi si estendono tra pianure e pendii a ridosso del mare, incastonati nella macchia mediterranea, in un equilibrio naturale che si riflette nel carattere dei vini.

Qui i suoli si alternano tra argille, marne e sedimenti calcarei, offrendo alle viti contesti espressivi differenti. È una terra che accoglie da secoli le varietà autoctone, modellandole nel tempo, fino a dar vita a vini profondamente legati all’identità del luogo.

Le sei tenute, un mosaico di terroir

Oggi la proprietà Librandi si estende su circa 350 ettari complessivi, di cui 232 a vigneto e 80 a uliveto, distribuiti in sei tenute: Rosaneti, Arcidiaconato, Ponta, San Biase, Pittaffo e Brisi. Ciascuna racconta una sfumatura diversa del territorio.

Dalla Tenuta Rosaneti, grande giardino sperimentale e culla della biodiversità, ad Arcidiaconato, terra d’incontro tra vitigni autoctoni e internazionali; dalle vigne storiche della Ponta alle argille rosse di San Biase, fino ai vigneti affacciati sul mare di Pittaffo e Brisi, in pieno centro cittadino. Un unico filo conduttore attraversa tutte le proprietà: la ricerca della qualità assoluta.

La ricerca sugli autoctoni, una missione culturale

Uno dei tratti più distintivi del progetto Librandi è il lavoro pionieristico sulla riscoperta dei vitigni autoctoni calabresi. Nella Tenuta Rosaneti si trova il celebre giardino varietale: una collezione viva di circa 200 varietà recuperate in tutta la regione, disposte in un vigneto dalla caratteristica forma a spirale.

Un patrimonio genetico unico, che trasforma la viticoltura in un atto di tutela culturale oltre che agricola. La ricerca, condotta in collaborazione con il mondo scientifico, non nasce dal desiderio di inventare, ma dalla volontà di comprendere fino in fondo ciò che questa terra ha da offrire, per conservarlo, interpretarlo ed esaltarlo.

Il lavoro quotidiano in vigna

Ogni vigneto Librandi è seguito con lavorazioni rigorose e differenziate in base alla varietà e al contesto territoriale. La vendemmia conserva ancora gesti manuali, mentre la cantina si affida a tecnologie moderne: è qui che prende forma un equilibrio costante tra artigianalità e innovazione.

Gli antichi impianti ad alberello convivono con il cordone speronato e con i portainnesti storici, in un dialogo continuo tra il sapere contadino e le nuove competenze agronomiche ed enologiche. Un lavoro di precisione che mira a portare in cantina uve capaci di raccontare fedelmente l’annata e il suolo.

Due interpretazioni della Calabria nel calice: Megonio 2023 e Duca Sanfelice 2022

La degustazione racconta due anime complementari della Calabria firmata Librandi, due espressioni diverse ma profondamente identitarie del territorio. Megonio Calabria Rosso IGT 2023 nasce nella Tenuta Rosaneti, tra le colline più alte circondate da una corona di ulivi, su suoli argilloso–calcarei. È un Magliocco in purezza, vinificato in acciaio con macerazione di quindici giorni e affinato per 12 mesi in barrique di Allier, seguiti da sei mesi in bottiglia. Nel calice si presenta con un colore profondo e luminoso; al naso emergono frutti neri maturi, note balsamiche, spezie dolci e una sottile trama minerale. Il sorso è avvolgente, strutturato ma dinamico, sostenuto da una freschezza che bilancia la potenza del vitigno. Radici antiche, ma con uno sguardo moderno: un rosso che racconta l’essenza più intima della Calabria.

Accanto a lui, Duca Sanfelice Cirò DOC Riserva Rosso Classico Superiore 2022 è l’emblema della tradizione di Cirò. Prodotto da Gaglioppo in purezza, allevato ad alberello sui terreni argilloso–calcarei di Cirò Marina, viene vinificato in acciaio con macerazione di 7–10 giorni e quindi affinato per due anni tra acciaio e cemento, prima del riposo in bottiglia. Il profilo aromatico è nitido e mediterraneo: ciliegia matura, melograno, erbe aromatiche, spezie scure e richiami di terra calda. Il palato è teso, vibrante, con tannini fitti ma ben integrati e una chiusura lunga e sapida, che invita al ritorno nel calice. Un vino che porta con sé, con eleganza austera, la memoria profonda del Cirò e la sua vocazione all’invecchiamento.

La sostenibilità come scelta identitaria

Per Librandi la sostenibilità non è una dichiarazione di principio, ma una pratica quotidiana. Dal 2021 l’azienda è certificata Equalitas e pubblica regolarmente il Bilancio di Sostenibilità, che monitora l’impatto ambientale, sociale ed economico dell’attività.

Negli ultimi anni sono stati approfonditi i temi della Carbon Footprint e della Water Footprint, mentre il percorso sulla biodiversità si è ulteriormente rafforzato grazie al progetto Biopass, che permette di studiare e proteggere la vita microbica dei suoli e l’equilibrio degli ecosistemi vitati. In un contesto segnato dai cambiamenti climatici, la sostenibilità diventa strumento di resilienza e di visione a lungo termine.

L’olio extravergine: l’altra anima agricola della famiglia

Accanto alla vite, da sempre, vivono gli ulivi. Gli 80 ettari di oliveto Librandi ospitano oltre 23.000 piante, allevate a vaso tra i 60 e i 100 metri di altitudine. Le cultivar – Carolea, Frantoio, Tonda Strongolese e Leccino – danno origine a un olio extravergine di oliva che è espressione fedele del territorio.

La raccolta avviene a mano tra ottobre e novembre, la molitura entro tre ore, con una resa contenuta, a tutela della qualità. Un prodotto che racconta la Calabria con la stessa autenticità del vino, nel segno del Mediterraneo più vero.

L’assaggio dell’oro verde di Librandi

Accanto al vino, l’altra grande anima agricola di Librandi si esprime nell’olio extravergine di oliva, un prodotto che nasce tra Rocca di Neto e Casabona, a 60–100 metri di altitudine, in un paesaggio disegnato da 80 ettari di uliveti e 23.000 piante allevate a vaso. Le cultivar – Carolea (50%), Frantoio (20%), Tonda Strongolese (20%) e Leccino (10%) – raccontano un patrimonio varietale profondamente calabrese, interpretato con rigore tecnico e rispetto assoluto della materia prima.

La raccolta, tra ottobre e novembre, avviene con brucatura a mano, mentre la molitura entro tre ore dalla raccolta, nel frantoio aziendale, preserva l’integrità aromatica delle olive e garantisce una qualità elevatissima, con una resa contenuta del 10–12%. La produzione annua si mantiene volutamente limitata, intorno ai 100 ettolitri, a conferma di una scelta produttiva orientata all’eccellenza più che ai volumi.

Nel bicchiere l’olio si presenta limpido e luminoso; al naso sprigiona profumi netti di oliva fresca, erba falciata, mandorla e leggere note vegetali. In bocca è armonico, con un equilibrio raffinato tra amaro e piccante, che accompagna con eleganza la chiusura. È un olio che non cerca l’effetto, ma la profondità: la stessa coerenza stilistica che attraversa i vini di Librandi, tradotta in una goccia di Mediterraneo puro.

Un’identità che oggi parla al mondo

Oggi Librandi supera i due milioni e mezzo di bottiglie prodotte ogni anno, con un export che sfiora il 50% in oltre 40 Paesi. I suoi vini sono presenti nelle principali piazze internazionali, dall’Europa alle Americhe, fino all’Asia e all’Australia.

Accanto alla produzione, l’azienda ha voluto raccontare anche la propria memoria attraverso il museo VI.TE.S. – Viticoltura, Territorio, Storia, uno spazio che raccoglie attrezzi, reperti e testimonianze della civiltà contadina calabrese. Un luogo che restituisce al vino la sua dimensione più profonda: quella di racconto, lavoro e identità.

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