Ultima tappa di un viaggio che ha attraversato l’Italia selezionando alcune tra le migliori pizzerie del Paese, da Reggio Emilia a Torino, da Roma fino a Milano. Dry Milano ha ospitato la chiusura di “Lambrusco DOC a Spicchi”, il tour promosso dal Consorzio Tutela Lambrusco insieme al Gambero Rosso, nato per raccontare – attraverso la pizza contemporanea – la sorprendente profondità stilistica e territoriale del Lambrusco.

La serata è stata concepita come un percorso, una degustazione costruita attorno a cinque interpretazioni di pizza e a sei espressioni di Lambrusco DOC, ciascuna scelta per sottolineare una particolare sfumatura aromatica o territoriale.





Lambrusco: un universo, non un vino
L’incipit della serata è stato chiarissimo: non si parla di Lambrusco al singolare, ma di Lambruschi. Lo dimostrano le due province – Modena e Reggio Emilia, le sei denominazioni di origine e le dodici varietà riconosciute dal disciplinare. Ma soprattutto lo testimoniano la diversità dei calici, che rivelano stili produttivi, colori e identità profondamente diverse tra loro.





Giuseppe Carrus del Gambero Rosso che ha condotto la serata, ha ammesso con rara sincerità che, prima di dedicarsi a questo mondo, conosceva il Lambrusco in maniera superficiale, esattamente come molti professionisti del vino. Scoprire l’esistenza di un panorama così vasto e sfaccettato, ha spiegato, cambia totalmente la percezione.
Un anno complesso e una sfida globale
A introdurre la dimensione più ampia del progetto è stato il direttore del Consorzio, Giacomo Savorini, che ha definito il 2025 un anno impegnativo, in cui l’intera filiera ha dovuto confrontarsi con trasformazioni profonde e dinamiche imprevedibili. Il Lambrusco, però, è un vino abituato al mondo. È presente in oltre novanta Paesi, in cui incontra stili di consumo lontanissimi tra loro: il modo di bere messicano, americano, brasiliano o francese segue logiche diverse e richiede un approccio interculturale costante.

Questa dimensione internazionale porta con sé un cambio di paradigma: il Lambrusco non può più essere considerato una semplice commodity, un rosso frizzante dolce o semidolce. Oggi rappresenta una pluralità identitaria, il risultato di una nuova generazione di produttori che ha deciso di valorizzarne la diversità, accettando la necessità di confrontarsi, dialogare e sperimentare, pur nel solco della tradizione.
Il racconto dei produttori
Il momento più autentico della serata è stato affidato ai produttori, giovani, sinceri, spesso emozionati. Attraverso le loro parole è emersa una narrazione fatta di generazioni, di cantine familiari, di scelte produttive precise e spesso coraggiose. Nel percorso dei calici si è percepito nitidamente il passaggio dal colore tenue e trasparente del Sorbara, attraversato da una lama acida sottile e vibrante, fino alla ricchezza cromatica del Salamino, più fruttato, pieno, rotondo, per arrivare infine ad altre sfumature più materiche e tanniche come quelle del Grasparossa. Ogni bicchiere ha raccontato una sfumatura diversa del territorio, un approccio produttivo specifico, un frammento di storia familiare.





La degustazione
Il menu è stato pensato come una progressione di sapori, che ha preso avvio con un calice di Pirìa di Sorbara DOC in abbinamento a pane e salame, per poi proseguire con il cubotto integrale al ragù, con besciamella e Parmigiano Reggiano accompagnato dall’ancestrale di Francesco Bellei. La degustazione è entrata nel vivo con la pizza fritta napoletana con mortadella e squacquerone insieme al Foglie Rosse di Albinea Canali, prima di arrivare alla Zingara – un intreccio di crudo, mozzarella di bufala e pomodoro arrosto – servita con Il Ligabue di Cantina Gualtieri.
La margherita croccante è stata invece accostata a Il Signor Campanone di Cantine Lombardini, in un passaggio gustativo in cui acidità, struttura e croccantezza hanno dialogato perfettamente, per arrivare infine alla chiusura più sorprendente, quella con la pizza ai cinque formaggi e ananas servita insieme al Rió di Lambrusco Grasparossa di Castelvetro della Cantina San Martino in Rio. Ogni passaggio ha mostrato non solo l’adattabilità del Lambrusco, ma la sua reale capacità di diventare complice del piatto, valorizzandolo senza sovrastarlo.
Perché pizza & Lambrusco
Il binomio funziona perché è profondamente italiano e al tempo stesso contemporaneo. Racconta due mondi popolari e condivisi, ma oggi innovativi, capaci di parlare alle nuove generazioni senza perdere la memoria. Il Lambrusco possiede una freschezza naturale che sostiene la sapidità, la grassezza, l’acidità e la dolcezza della pizza, diventando una presenza viva nel calice e non un semplice accompagnamento.

Un finale umano
“Lambrusco DOC a Spicchi” non è stato soltanto un evento o una degustazione ben congegnata. È stato un invito alla curiosità e alla scoperta, un viaggio dentro una ecosistema di vini che non smette di sorprendere. Con un messaggio preciso e forte: il Lambrusco non si abbina a tutto indistintamente, ma esiste sempre un Lambrusco capace di esaltare il piatto giusto. E forse, anche il momento giusto.
