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Greek Wine Day 2026: la Grecia del vino incontra Cipro a Firenze

Trentadue produttori, oltre 120 etichette e un patrimonio di vitigni autoctoni ancora poco conosciuto in Italia. La quinta edizione del Greek Wine Day apre per la prima volta a Cipro e celebra Gabriele Gorelli, primo Master of Wine italiano.

Una storia millenaria, oltre 40 vitigni autoctoni in degustazione e una produzione vinicola ancora poco conosciuta in Italia. Il Greek Wine Day 2026, svoltosi sabato 31 ottobre all’Hotel Albani di Firenze, ha celebrato la ricchezza della viticoltura ellenica, ampliando per la prima volta i propri orizzonti a Cipro. La quinta edizione della manifestazione, ideata da Haris Papandreou, ha riunito 32 produttori, con oltre 120 etichette in degustazione, confermandosi un appuntamento di riferimento per professionisti, sommelier, giornalisti e appassionati.

Tra i protagonisti dell’evento, un posto di particolare rilievo è spettato a Gabriele Gorelli, primo italiano a conseguire il titolo di Master of Wine, una delle qualifiche più prestigiose e selettive del panorama enologico internazionale. La sua presenza ha rappresentato un importante riconoscimento per una manifestazione che, attraverso il confronto diretto con i produttori, contribuisce a far conoscere in Italia una cultura del vino ancora poco esplorata. Nel corso dell’incontro, Gorelli è stato premiato per il suo contributo alla divulgazione della cultura del vino greco in Italia, un impegno che favorisce la conoscenza delle tradizioni enologiche e del patrimonio vitivinicolo ellenico.

Il Greek Wine Day nasce dalla passione di Haris Papandreou, arrivato a Firenze nel 1985 e oggi segretario del Consolato onorario della Grecia, con l’obiettivo di avvicinare il pubblico italiano ai produttori e alle peculiarità dei vini ellenici.

La ricchezza varietale della Grecia è uno dei suoi elementi più distintivi: si stima che le varietà autoctone siano circa 300, espressione di territori molto diversi, dalle aree montuose alle isole dell’Egeo.

Tra i vitigni a bacca bianca spicca l’Assyrtiko, protagonista soprattutto a Santorini, dove i suoli vulcanici, i venti intensi e le scarse precipitazioni rendono la viticoltura particolarmente impegnativa. I vini si distinguono spesso per freschezza, sapidità e capacità di esprimere le caratteristiche del luogo di provenienza. Accanto a questa varietà troviamo il Moschofilero, aromatico e versatile, il Roditis e il Savatiano, quest’ultimo tradizionalmente legato anche alla produzione della retsina, il caratteristico vino greco aromatizzato con resina di pino.

Tra i rossi, l’Agiorgitiko del Peloponneso offre interpretazioni che spaziano dalla freschezza alla struttura, mentre lo Xinomavro, diffuso soprattutto in Macedonia, si distingue per acidità, trama tannica e capacità evolutiva. Completano il quadro varietà come Kotsifali, Mandilaria, Mavrodaphne, Limnio e Negoska.

Dalla Macedonia alla Tessaglia, dal Peloponneso a Creta, le diverse aree viticole presentano condizioni climatiche, altitudini e composizioni dei suoli che contribuiscono a definire il carattere dei vini. Emblematica è Santorini, dove le viti sono spesso allevate secondo il tradizionale sistema kouloura, una particolare forma a canestro che protegge i grappoli dai venti e dalle condizioni ambientali estreme.

Cipro apre una nuova prospettiva mediterranea

La principale novità dell’edizione 2026 è stata la partecipazione di otto cantine cipriote, affiancate alle 24 aziende greche. Un ampliamento reso possibile dal sostegno del Ministero dell’Energia, del Commercio e dell’Industria della Repubblica di Cipro, che ha portato in degustazione varietà come lo Xynisteri, a bacca bianca, e il Maratheftiko, a bacca rossa.

Il confronto tra Grecia e Cipro ha permesso di apprezzare affinità e differenze tra due tradizioni legate dalla storia mediterranea, ma capaci di esprimere caratteristiche distintive. Una prospettiva che amplia le opportunità di conoscenza per il pubblico italiano e favorisce la diffusione di vitigni ancora poco presenti sul mercato nazionale.

Il dialogo con l’Italia era già stato al centro delle precedenti edizioni, in particolare attraverso il confronto tra Vin Santo toscano e Vinsanto di Santorini, realizzato in collaborazione con il Consorzio del Chianti Classico. Due interpretazioni dell’appassimento che, pur condividendo il principio della concentrazione di zuccheri e aromi, restituiscono profili sensoriali differenti.

Dal 2025, il Greek Wine Day è un’organizzazione non profit con marchio registrato. La manifestazione si svolge con il patrocinio del Consolato onorario della Grecia a Firenze e ha ricevuto, per la prima volta nel 2026, il contributo del Consiglio regionale della Toscana. Tra le novità, anche uno spazio dedicato ad alcune cantine italiane che sostengono il progetto fin dalle origini.

Con l’ingresso dei produttori ciprioti, il Greek Wine Day amplia il proprio orizzonte geografico e offre al pubblico italiano l’occasione di approfondire una parte della viticoltura mediterranea ancora poco rappresentata nelle carte dei vini e nei percorsi di degustazione. Un patrimonio di varietà, territori e pratiche produttive che merita di essere conosciuto direttamente attraverso i vini e il confronto con chi li produce.

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