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Sporadi, il sapore della Grecia tra Skiathos e Skopelos

Due isole, due anime e un Mediterraneo da assaggiare. Dalle specialità della cucina locale ai vitigni autoctoni di Skiathos, un percorso tra mare, macchia mediterranea e calici che profumano di sole, vento ed erbe aromatiche.

Un viaggio non è soltanto una pausa dal lavoro e dalla frenesia quotidiana. È anche un modo per cercare qualcosa di nuovo: usi, costumi, sapori, profumi e, naturalmente, vini che sanno raccontare un territorio. Per chi ama scrivere di enogastronomia, l’occasione diventa una sorta di tavolozza di colori: il compito è trasformare paesaggi, piatti e calici in parole, provando a far immaginare al lettore ciò che gli occhi hanno visto e il palato ha assaggiato.

I dieci giorni trascorsi nelle Sporadi sono stati proprio questo: un periodo di scoperta e di emozioni. Skiathos e Skopelos, due isole vicine dell’arcipelago delle Sporadi settentrionali, condividono il Mar Egeo dalle infinite sfumature d’azzurro e una natura rigogliosa, ma possiedono personalità differenti.

Skiathos è più vivace e cosmopolita, con il porto animato, le tante spiagge e i boschi di pini che sembrano tuffarsi direttamente nel mare. Skopelos, invece, mi è apparsa più intima e raccolta, quasi sospesa nel tempo: case bianche, stradine che salgono e scendono, uliveti e una vegetazione mediterranea che accompagna ogni spostamento verso la costa.

Anche a tavola le Sporadi raccontano una Grecia dalle influenze particolari. Qui si avvertono chiaramente le influenze medio-orientali, nei profumi delle spezie, nella pasta fillo, nel miele, nelle mandorle, nelle noci, nei pistacchi e nella cannella. Una cucina di terra e di mare che, per certi aspetti, sembra guardare verso la vicina Turchia.

A Skiathos meritano un assaggio il Kalapodià, rustica torta salata con verdure selvatiche di montagna racchiuse nella pasta fillo, i gamberi con le zucchine e i dolci della tradizione, come l’Astros, a base di mandorle, e i Chaimalia, ripieni di mandorle, noci e miele. A Skopelos, invece, è quasi impossibile resistere alla celebre Tiropita: una spirale di sfoglia tirata a mano, croccante e fragrante, ripiena di feta locale e fritta nell’olio d’oliva.

E il vino? In questo viaggio ho scoperto una giovane realtà capace di raccontare l’isola attraverso i calici: la Parissis Winery di Skiathos. Una piccola azienda familiare che ha scelto di piantare vitigni autoctoni e di valorizzare un territorio dove mare, sole e venti giocano un ruolo fondamentale nella coltivazione delle uve.

La cantina si trova in una delle zone più alte dell’isola, in una posizione panoramica dalla quale lo sguardo abbraccia Skiathos e le isole circostanti. L’accoglienza è parte integrante dell’esperienza, grazie a diverse formule di degustazione che avvicinano il visitatore ai vini e alla loro storia.

Nel bicchiere, il filo conduttore è apparso evidente sin dal primo assaggio: freschezza, sapidità, mineralità e macchia mediterranea. Il Talassa Steria, da Roditis, unisce fiori, ginestra, frutta tropicale ed erbe aromatiche a un sorso lungo e minerale. L’Antithessi, da Malagousia con una piccola percentuale di Assyrtiko, richiama pesca e albicocca, accompagnate da frutta secca e note mediterranee.

Più verticale l’ΕΓΙ ΤοΓοΥ, dominato dall’Assyrtiko, con pietra focaia, scorza di agrumi ed erbe officinali, mentre il Moscato secco sorprende per la tensione agrumata e l’eleganza. Il rosato, da Xinomavro e Limnio, è delicato nel colore e intenso nelle sensazioni di fragolina, pera, erbe aromatiche e mineralità.

Tra i rossi, il Vapori conserva freschezza e tannini misurati, con richiami gessosi e vegetali, mentre il Liasti Malagousia è forse la sorpresa più intrigante: erbe officinali, zenzero, litchi, agrume candito e una lieve nota di vaniglia.

Riassaggiando idealmente questi vini, dal primo all’ultimo, ritrovo la medesima matrice: il Mediterraneo. Quello autentico, fatto di sole e vento, di erbe spontanee, mare e pietra. E forse è proprio questa la sensazione più bella che porto con me dalle Sporadi: non solo il ricordo di due isole meravigliose, ma il sapore di un viaggio che continua ogni volta che torno a pensare a quei paesaggi, a quei piatti e a quei calici.

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