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Amalberga, il ritorno alla luce dei vitigni perduti di Ostuni

Impigno, Francavilla e Verdeca: una cantina giovane che restituisce dignità alla Valle d’Itria e inaugura un nuovo capitolo per i bianchi di Puglia

Amalberga, una storia nuova che nasce da radici antiche
Ostuni sembra un luogo sospeso: città bianca che domina l’Adriatico, porta della Valle d’Itria, terra di vento e di calcare. Qui, tra muretti a secco e ulivi secolari, Amalberga ha scelto di mettere radici, riportando alla vita una memoria enologica quasi perduta.
Il progetto, nato da un’intuizione dell’agronomo Dario De Pascale, ha trovato forza e struttura grazie alla moglie — biologa e poi enologa — e a Marco Saracino, hospitality e sales manager, conosciuto ai tempi degli studi universitari a Lecce. A loro si affianca la consulenza enologica di Valentino Ciarla, presenza discreta ma determinante per la definizione stilistica dei vini.


Una squadra giovane, solida, appassionata, che ha scelto di andare controcorrente: recuperare vini dimenticati, farli diventare identità, trasformarli in un progetto culturale prima ancora che produttivo.

Un territorio che respira il mare, la notte e la pietra
La cantina sorge nella parte alta che da Ostuni sale verso Cisternino: una dorsale collinare che intercetta il vento dell’Adriatico, conserva il fresco della notte e si inerpica su suoli antichi, dove la terra superficiale lascia presto spazio alla biomicrite, la pietra calcarea ostunese, compatta, chiara, porosa.
A 330 metri di altitudine, con escursioni termiche che durante la maturazione possono raggiungere anche i 20°C, i vigneti di Amalberga godono di un clima ideale per preservare acidità e fragranza — un tratto raro per la Puglia. La vicinanza al mare (appena 6–8 km) dona alle uve quella componente salina che ritorna con forza nei vini della cantina. Qui, nel Casale Mindelli, acquistato nel 2013, Amalberga ha reintrodotto le marze originali dei vitigni autoctoni, grazie alla collaborazione con l’Istituto Basile Caramia di Locorotondo. Un gesto quasi archeologico, una restituzione di dignità culturale a una DOC — quella di Ostuni — che nel corso degli anni aveva rischiato la completa estinzione.

Impigno, Francavilla e Verdeca: tre identità ritrovate, tre visioni del territorio
Il cuore pulsante del progetto Amalberga è la riscoperta di due vitigni quasi scomparsi — Impigno e Francavilla — a cui si affianca la valorizzazione di un terzo protagonista, la Verdeca, interpretata con un linguaggio moderno e riconoscibile.

Impigno: la fragilità che diventa eleganza
Impigno è un vitigno difficile, “maleducato”, instabile. Grappolo serratissimo, delicato, vulnerabile alla pioggia e alle muffe, germogli fragili, resa da controllare con attenzione quasi maniacale. Un vitigno che non perdona e che obbliga a una viticoltura manuale, attenta, lenta. Eppure, proprio da questa fragilità nasce la sua forza: l’Impigno regala vini verticali, tesi, freschi, con una acidità che sorprende e una delicatezza aromatica che non ha nulla a che fare con gli stereotipi dei bianchi pugliesi. Lontano dalle “muscolarità mediterranee”, l’Impigno di Amalberga porta nel bicchiere un tratto quasi alpino, un’eleganza asciutta e precisa.

Francavilla: la gentilezza che diventa profondità
Il Francavilla (o Francavitta) è invece l’opposto: un vitigno regolare, resistente, equilibrato, che si autoregola naturalmente e che si adatta con grazia ai suoli collinari della DOC. Le sue possibili origini lo collegano alla grande famiglia delle malvasie di influenza veneziana, diffuse storicamente anche nei Balcani.
Dal punto di vista enologico è un vitigno generoso: dona vini salini, materici, profondi, con una sorprendente freschezza che bilancia la latitudine. In purezza è un bianco solare e complesso, capace di evolvere con dignità nel tempo.

Verdeca: la luce dell’Itria interpretata con visione moderna
Accanto ai due vitigni “resurrezione”, Amalberga ha scelto di lavorare con passione sulla Verdeca, varietà storica della Puglia centro-meridionale. Nell’etichetta Icona d’Itria – Verdeca Salento IGT trova la sua espressione più alta:

  • colore giallo paglierino brillante, riflessi dorati
  • naso agrumato, pompelmo e scorza, poi note floreali
  • bocca intensa, con tessitura piena e acidità precisa
  • sapidità lunga, corrispondenza gusto-olfattiva, personalità incisiva
    Una Verdeca che non cerca piacere facile, ma equilibrio e profondità.

Il metodo Amalberga: precisione, sperimentazione, artigianalità
La cifra della cantina è la ricerca scientifica applicata al territorio. Le vendemmie sono scalari: si raccoglie in tre momenti diversi — prematurazione, piena maturazione, surmaturazione — e si vinifica tutto separatamente. Ogni anno prendono vita oltre 60 microvinificazioni, un lavoro immenso che permette di conoscere parcella per parcella, annata per annata. La pressatura è soffice (0,8 bar), le fermentazioni sono lente, tra i 15° e i 20°C, con uso minimo di solfiti. La cantina ipogea su due livelli mantiene temperature naturali costanti, mentre l’utilizzo di tappi tecnici consente di monitorare nel tempo l’evoluzione dei vini, soprattutto della linea monovarietale.

La degustazione: due vini per raccontare una rinascita
Stùne Bianco – Ostuni Bianco DOC (Impigno 50% – Francavilla 50%)
Il vino manifesto della cantina: colore giallo paglierino con riflessi verdolini, naso delicatamente floreale con note di frutta bianca e agrumi. La bocca è fresca, sapida, equilibrata, con una struttura fine e una beva irresistibile. Un bianco contemporaneo, agile, gastronomico.


Icona d’Itria – Verdeca Salento IGT
Giallo paglierino brillante, agrumi definiti, pompelmo, note floreali e una sapidità lunghissima. La tessitura è piena ed elegante, l’acidità viva sostiene una personalità che sorprende. Una Verdeca che racconta luce, aria, pietra.

L’hospitality: la cultura dell’accoglienza come valore
Amalberga ha scelto di trasformare l’hospitality in un’esperienza culturale. Il percorso di accoglienza include un giardino di 6.000 mq, un orto didattico, una piccola ristorazione agrituristica, spazi di degustazione eleganti e due livelli sotterranei dedicati a vinificazione e affinamento.
Le visite sono condotte da personale enologico, con un linguaggio che si modula sul visitatore. Non è solo una degustazione: è un racconto del territorio, una immersione nei suoi materiali, nelle sue piante, nella memoria agricola che la cantina vuole proteggere.

Una Puglia che cambia volto, una Puglia che ricomincia da sé
Amalberga è una delle realtà più visionarie e coraggiose della nuova Puglia del vino. La sua forza è mettere insieme biodiversità, ricerca scientifica, identità territoriale, precisione tecnica, rispetto del paesaggio e una capacità rara di accogliere. È una Puglia che sorprende, che si allontana dai cliché, che osa pensarsi diversa.
Una Puglia bianca che guarda avanti, recuperando il passato con intelligenza e sensibilità. Una Puglia che aveva bisogno di qualcuno che credesse nella sua storia.

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