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Vino italiano, tra dazi Usa e nuovi mercati

Su La Stampa di Torino del 23 agosto due importanti contributi di Gaia Gaja e Lamberto Frescobaldi.

Il settore vinicolo italiano affronta una fase delicata, segnata dall’introduzione dei dazi del 15% da parte degli Stati Uniti, primo mercato di sbocco per le etichette nazionali.

Gaia Gaja, alla guida della storica cantina delle Langhe, invita alla cautela ma non al pessimismo. «Il negoziato con Washington è ancora aperto» ricorda, sottolineando come la stabilità politica possa favorire la pianificazione delle strategie di export. Per Gaja la chiave sta nella diversificazione: gli Usa restano centrali, con il 27% delle vendite, ma si aprono prospettive interessanti in Giappone, Cina, Brasile e Messico. Quanto ai consumi interni, respinge l’idea di un disinteresse dei giovani: «Consumano meno, ma con maggiore attenzione e rispetto per il vino».

Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini, lancia invece l’allarme: «Un quarto del nostro export va negli Stati Uniti e molti produttori non reggeranno l’impatto». I dazi, spiega, spingono in alto i prezzi soprattutto per i vini di largo consumo come Chianti, Barbera, Pinot grigio, Prosecco e Montepulciano d’Abruzzo, con il rischio di perdere competitività rispetto a prodotti concorrenti. Da qui la proposta di un fondo straordinario di promozione e la richiesta di un fronte comune con importatori e ristoratori americani, già mobilitati contro le nuove tariffe.

Due voci diverse, ma un messaggio condiviso: senza misure mirate e nuove strategie di mercato, la tenuta dell’export italiano è a rischio.

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