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Pinot Grigio DOC Delle Venezie: il contrassegno diventa il passaporto digitale della bottiglia

A Villa Necchi Campiglio la denominazione presenta la nuova strategia di posizionamento: innovazione tecnologica, tutela pubblica e valorizzazione territoriale al centro dello sviluppo della DOC.

L’incontro ha segnato una nuova fase nel percorso di crescita della DOC, mettendo al centro il ruolo del contrassegno di Stato tricolore che, grazie all’introduzione del QR code, si evolve da strumento di controllo a passaporto digitale della bottiglia, capace di rafforzare tracciabilità, trasparenza e capacità di racconto del vino.

L’evento ha rappresentato un momento di confronto tra istituzioni, organismi di certificazione, sistema consortile e realtà culturali, con l’obiettivo di evidenziare il valore di un modello evoluto di denominazione che integra identità territoriale, governance interregionale, innovazione tecnologica e tutela pubblica.

Il legame tra vino, paesaggio e patrimonio culturale

Ad aprire i lavori sono stati i saluti di Davide Usai, direttore generale del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, che ha sottolineato il profondo legame tra la tutela del paesaggio e le produzioni agricole identitarie.

«La tutela del paesaggio e del patrimonio artistico e culturale è uno degli elementi più profondi dell’identità del nostro Paese – ha dichiarato Usai -. Il vino, e in particolare un vino come il Pinot Grigio DOC Delle Venezie, strettamente legato a territori fortemente riconoscibili, rappresenta un naturale punto di incontro tra questi valori».

Secondo Usai, valorizzare una denominazione significa valorizzare anche il contesto culturale e territoriale che la rende possibile.

«La collaborazione con il Consorzio si inserisce proprio in questa visione: promuovere un prodotto significa raccontare anche i luoghi, la storia e le comunità che lo generano. Il pubblico del FAI rappresenta in questo senso un interlocutore privilegiato per un progetto che punta a elevare il percepito della DOC, inserendola in una narrazione che integra viticoltura, paesaggio e cultura».

La scelta di Villa Necchi Campiglio come sede della conferenza ha assunto dunque un valore simbolico: un luogo in cui patrimonio culturale e produzione vitivinicola si incontrano per raccontare un pezzo dell’identità italiana.

Una denominazione che rappresenta il cuore del Pinot Grigio mondiale

A seguire è intervenuto Luca Rigotti, presidente del Consorzio DOC Delle Venezie, che ha ripercorso le tappe di crescita della denominazione, istituita nel 2016, e del Consorzio stesso, oggi riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura con incarico erga omnes per le attività di tutela, promozione e vigilanza sul mercato.

Il sistema produttivo della DOC rappresenta una delle più importanti realtà vitivinicole europee. La filiera conta infatti:

  • circa 27.000 ettari di vigneto potenziale
  • 6.141 viticoltori
  • 575 imprese di vinificazione
  • 371 imprese di imbottigliamento

Questa struttura produttiva consente alla denominazione di generare circa 230 milioni di bottiglie all’anno.

«Parliamo di un sistema che rappresenta il 43% del Pinot Grigio mondiale e l’85% di quello nazionale – ha sottolineato Rigotti -. Il Pinot Grigio DOC Delle Venezie nasce dalla capacità dei territori del Nord-Est di fare sistema e di costruire una governance condivisa tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento».

Secondo il presidente del Consorzio, proprio questa collaborazione interregionale rappresenta la principale forza della denominazione.

«È la dimostrazione che la coesione tra territori è la chiave per affrontare con efficacia le sfide dei mercati globali».

Il contrassegno di Stato diventa piattaforma digitale

La conferenza, moderata da Luciano Ferraro, vicedirettore del Corriere della Sera, è proseguita con l’intervento di Matteo Taglienti, direttore Mercati Privati Italia dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

Taglienti ha illustrato l’evoluzione tecnologica del contrassegno di Stato, nato originariamente come sistema di controllo e oggi trasformato in uno strumento di comunicazione e trasparenza verso il consumatore.

«Il contrassegno nasce come strumento di garanzia e controllo della produzione, con l’obiettivo di assicurare autenticità e tracciabilità dei prodotti. Nel tempo questo sistema si è evoluto integrando tecnologie sempre più avanzate, in grado di rispondere alle crescenti esigenze di sicurezza e trasparenza del mercato».

Con l’introduzione del QR code il contrassegno assume una nuova funzione: collegare direttamente il consumatore alla storia del prodotto.

«Il contrassegno non è più soltanto un sigillo cartaceo applicato alla bottiglia, ma una vera e propria piattaforma digitale. Grazie all’integrazione di strumenti tecnologici e sistemi anticontraffazione diventa una sorta di passaporto del prodotto, capace di raccontarne origine, territorio e filiera produttiva».

Il progetto sviluppato con il Consorzio DOC Delle Venezie rappresenta, secondo Taglienti, un esempio concreto di innovazione applicata al Made in Italy.

«Stiamo lavorando per costruire un sistema che valorizzi non solo il vino, ma anche le imprese e i territori viticoli che compongono la filiera, rafforzando la fiducia dei consumatori nel sistema delle Indicazioni Geografiche italiane».

Il ruolo dei controlli e della certificazione della filiera

Un altro tema centrale dell’incontro ha riguardato il sistema di certificazione e controllo della filiera, illustrato da Francesco Liantonio, presidente di Triveneta Certificazioni, organismo nato dalla collaborazione tra Ceviq, Siquria, Valoritalia e la Camera di Commercio di Trento.

«Il nostro compito è svolgere in maniera sistematica i controlli di conformità lungo tutte le fasi della produzione, per garantire che in ogni segmento della filiera siano rispettati i requisiti stabiliti dal disciplinare di produzione del Pinot Grigio DOC Delle Venezie».

Solo al termine positivo di questo processo è possibile autorizzare l’applicazione del contrassegno di Stato sulle bottiglie.

«Solo all’esito positivo di questo processo è possibile rilasciare i contrassegni di Stato da applicare sulle bottiglie, a garanzia della conformità del prodotto».

Liantonio ha inoltre ricordato l’importanza del Polo Vitivinicolo del Triveneto, recentemente inaugurato a San Vito al Tagliamento (PN), come esempio concreto di collaborazione tra organismi di certificazione e sistema consortile.

«Il Polo dimostra quanto sia fondamentale fare squadra. Mettere insieme competenze, esperienze e strumenti significa rafforzare l’intero sistema delle denominazioni e offrire maggiori garanzie ai consumatori e ai mercati».

In questo contesto la tecnologia del QR code rappresenta un ulteriore passo avanti nel percorso di tracciabilità.

«La tecnologia del QR code consente di andare oltre la semplice tracciabilità tecnica, permettendo di raccontare il vino, la sua origine e la filiera produttiva attraverso informazioni validate dai controlli dell’ente certificatore».

Tutela pubblica e lotta alla contraffazione

Il tema della protezione delle denominazioni è stato approfondito da Biagio Morana, direttore dell’Ufficio ICQRF Nord-Est del MASAF, che ha evidenziato il ruolo centrale del sistema dei controlli nella difesa della reputazione dei prodotti italiani.

«Proprio perché molto apprezzati, i prodotti italiani di qualità sono spesso oggetto di contraffazione, imitazione ed evocazione».

Il sistema italiano si fonda sulla collaborazione tra autorità pubbliche, organismi di certificazione e Consorzi di tutela.

Secondo i dati dei report ICQRF 2024 e 2025, nel settore vitivinicolo vengono effettuati ogni anno circa 15.000 controlli su circa 8.000 operatori, con un tasso medio di irregolarità attorno al 20%.

Nel solo territorio del Triveneto si registrano oltre 4.000 controlli annui, dei quali più del 50% riguarda il settore vitivinicolo, a conferma della centralità di quest’area nel sistema delle denominazioni italiane.

Morana ha inoltre ricordato il peso economico del comparto:

«Il valore della produzione dei vini DOP e IGP in Italia supera gli 11 miliardi di euro, di cui circa 6 miliardi provengono dal Triveneto: 4,3 miliardi dal Veneto, 0,8 miliardi dal Friuli Venezia Giulia e 0,7 miliardi dal Trentino-Alto Adige, secondo il Rapporto Ismea-Qualivita».

«Strumenti come il contrassegno di Stato contribuiscono a rafforzare la tutela di questo straordinario patrimonio».

Il valore culturale del vino e le alleanze tra territori

La dimensione culturale della denominazione è stata approfondita da Paolo Pigliacelli di Fondazione Symbola, partner del Consorzio in un percorso di valorizzazione del rapporto tra vino, territorio e sostenibilità.

«Il vino italiano non è soltanto un prodotto agricolo: è un racconto di provenienza, comunità e paesaggi. In ogni bottiglia si ritrovano saperi tramandati nel tempo, biodiversità e identità locali».

Secondo Pigliacelli, la valorizzazione del vino passa necessariamente attraverso una rete di collaborazioni tra imprese, istituzioni e realtà culturali.

«Quando imprese, consorzi, istituzioni e realtà culturali lavorano insieme, si costruisce un modello capace di generare valore economico, sociale e culturale nel lungo periodo».

I dati 2025 e le prospettive future della denominazione

A chiudere la conferenza è stato nuovamente il presidente Luca Rigotti, che ha presentato i principali dati contenuti nel Report Consorzio DOC Delle Venezie 2025.

«I dati 2025 confermano la solidità di una delle principali denominazioni del vino italiano ed europeo».

Gli indicatori produttivi mostrano infatti:

  • imbottigliamenti stabili pari a 1,69 milioni di ettolitri
  • certificazioni che raggiungono 1,79 milioni di ettolitri, con una crescita del 2,3%
  • riclassificazioni in ingresso pari a 195 mila ettolitri

Secondo Rigotti questi numeri dimostrano il corretto funzionamento del sistema interregionale del Pinot Grigio e delle misure di gestione dell’offerta adottate dal Consorzio.

«Si tratta di risultati significativi in uno scenario internazionale complesso, segnato da contrazione e trasformazione dei consumi e da incertezze geopolitiche».

Il Consorzio continuerà quindi a lavorare su due direttrici principali: governance dell’offerta e promozione internazionale.

«In questo contesto continueremo a rafforzare gli strumenti di governo dell’offerta e le attività di promozione sui mercati internazionali. Il Report 2025 racconta un anno intenso di attività, con il consolidamento delle partnership culturali e istituzionali e la nascita del tavolo di coordinamento interregionale del Pinot Grigio: strumenti fondamentali per affrontare le sfide future e rafforzare il valore e il posizionamento della denominazione».

Scarica il Report 2025 Consorzio DOC Delle Venezie

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